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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Taurisano

In cella per tentato omicidio, ma la sentenza non era definitiva e torna in libertà

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei difensori di Orazio Preite, 37 anni, di Taurisano, concedendogli il tempo per impugnare il verdetto a 15 anni di reclusione confermato in appello

ROMA - Era stato accompagnato in carcere lo scorso ottobre per scontare i quindici anni di reclusione confermati nel processo d’appello per il tentato omicidio aggravato dai futili motivi di un imprenditore. Ma la prima sezione della Corte di Cassazione ha ritenuto illegittima l’esecuzione e ha restituito la libertà al detenuto Orazio Preite, 37 anni, di Taurisano, di recente condannato (in primo grado) anche a quattro anni e tre mesi per aver aggredito, il 25 dicembre del 2016, con una spranga di ferro un uomo.

La decisione è stata presa su sollecitazione dei difensori (gli avvocati Mario Coppola ed Enrico Grosso) che lamentavano la mancata comunicazione da parte della Corte d’Appello di Lecce dell’avvenuto deposito delle motivazioni. Non essendo dunque stato impugnato il verdetto nei termini previsti, questo era diventato definitivo, e per il 37enne si erano spalancate le porte del carcere di “Borgo San Nicola”.

La difesa tuttavia ha dimostrato, attraverso una perizia sui pc, di non aver mai ricevuto, in nessun modo, tale notizia e di non aver dunque potuto presentare l’auspicato ricorso in Cassazione.

Il provvedimento emesso ieri dagli “ermellini” concede all’imputato questa opportunità e lascia così aperta la vicenda giudiziaria sull’aggressione di Andrea Gallone, 46enne di Castrignano dei Greci, avvenuta il 1° aprile del 2012 nel parcheggio di una discoteca di Maglie, in merito alla quale Preite viene considerato il principale responsabile.

La vittima pagò a caro prezzo il tentativo di mettere pace tra un gruppo di ragazzi che stavano discutendo animatamente: fu colpito alla testa con un cric e, da quel momento, la sua vita non sarebbe più tornata la stessa, perché quei colpi gli avrebbero lasciato segni permanenti.

Il 12 marzo del 2021, il collegio (composto dal presidente Vincenzo Scardia e dai colleghi Eva Toscani e Giuseppe Biondi), in linea alla richiesta avanzata dalla Procura generale (attraverso il sostituto Maria Cristina Rizzo), confermò la condanna inflitta in primo grado il 24 ottobre del 2018, la provvisionale e il risarcimento del danno (da quantificarsi e liquidarsi in separata sede) alla vittima (parte civile con l’avvocato Luigi Corvaglia).

Preite, da oggi è tornato un uomo libero, e proverà a dimostrare davanti alla Corte Suprema l’estraneità alle accuse scaturite dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Maglie con la sostituta procuratrice Francesca Miglietta.

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