In moto con coca e pistola. Presi latitante e complice

Gli agenti della squadra mobile di Lecce hanno arrestato Alessandro Verardi e Tonino Caricato. Erano a bordo di una potente moto su viale Ugo Foscolo. Nello zaino mezzo chilo di droga e 30 proiettili

Alessandro Verardi.

LECCE - Pomeriggio di sabato, ore 16,30, poco traffico sulla circonvallazione, molti negozi ancora chiusi. Su viale Ugo Foscolo, altezza portici, una pattuglia civetta sbuca dal nulla e sbarra la strada alla potente Yamaha R1. Neanche il tempo di voltarsi e i due giovani si trovano circondati: alle spalle, un'altra auto della polizia. Di fronte alle pistole spianate, hanno poco da dire, ancor meno da fare. Un'arma l'avrebbero anche, una Guernica calibro 7.65. Nel caricatore quattro colpi, e in uno zaino ci sono un'altra trentina di proiettili. Ma non c'è tempo per pensare, di fronte all'azione rapida, fredda.

Gli occhi di pochi passanti si posano sulla scena, allibiti. Sembra il set di uno dei tanti film girati negli ultimi anni nel Salento. Alessandro Verardi e Tonino Caricato si consegnano ai poliziotti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Lecce, che scovano anche mezzo chilo di cocaina. Il sipario cala in pochi istanti, così come si era sollevato. Ma è solo la prima avvisaglia di un'indagine che dovrà adesso fare luce su diversi movimenti. Tutto lavoro per la Dda di Lecce, con il coordinamento dell'intera operazione a cura dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi.

L'arresto di Verardi, 33enne di Merine, da un lato chiude il cerchio su ricerche estenuanti e difficili, perché latitante da tempo, dall'altro lato, però, apre anche nuovi scenari, le cui dinamiche sono tutte da studiare. Il giovane di Merine era destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Lecce. Deve scontare 12 anni, 11 mesi e 17 giorni di reclusione per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Recluso nel carcere di Taranto, il 24 dicembre dello scorso anno approfittò di un permesso premio per sparire dalla circolazione. Insieme con lui, svanì nel nulla anche un altro recluso, Giuseppe Manna, 44enne. Quest'ultimo ritenuto responsabile di una serie di rapine e poi catturato a marzo, sempre dalla squadra mobile (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=26044).

Ma come s'è mosso, in questi nove mesi? Come s'è mantenuto, in latitanza? Quali ambienti ha frequentato? Da questo punto di vista, nel quadro bisognerà trovare una collocazione più definita anche al suo fiancheggiatore, Caricato, anch'egli volto già noto già noto alle forze dell'ordine. E il fatto che i due avessero una partita di droga non indifferente sarà sicuramente uno degli elementi chiave per svelare i contorni di tutta la vicenda. E magari arrivare a scoprire i nomi e i volti di altre persone coinvolte.

Il fatto che Verardi fosse armato (aveva lui, la pistola, addosso, ed era alla guida della moto) indicherebbe chiaramente una personalità di spessore. Pronto a tutto. Nuova criminalità emergente, dal grilletto facile. Il carico di cocaina, mezzo chilo di droga pura, dall'elevato valore commerciale, i trenta proiettili calibro 22.36 con ogiva in ottone e un coltello a serramanico con lama d'acciaio di 30 centimetri, si trovavano invece nello zaino che Caricato aveva a tracolla. I poliziotti, diretti dal vicequestore Rocco Carrozzo, hanno sequestrato anche tre telefoni cellulari con relative sim-card. "Abbiamo sottratto alla criminalità organizzata una scheggia impazzita, che, da latitante, non aveva nulla da perdere", ha detto il dirigente della mobile, riferito a Verardi. "Non abbiamo certezze su cos'abbia fatto in questo periodo, ma il fatto che oggi sia stato bloccato con droga e armi, significa che non è stato sicuramente fermo".

"La grande professionalità di cui ha dato prova la polizia di Stato in questa circostanza ha consentito la cattura del pericoloso malvivente nel centro della città di Lecce, in piena sicurezza, nonostante lo stesso, a bordo di una moto di grossa cilindrata, fosse armato ed in compagnia di altro pregiudicato", ha voluto poi sottolineare il questore, Vincenzo Carella.

E in effetti, gli agenti erano sulle tracce di Verardi ormai da diversi giorni. L'avevano individuato e lo tenevano sotto rigido controllo in totale segretezza, ma hanno dovuto attendere il momento propizio, per evitare una sparatoria che avrebbe messo a rischio la loro stessa incolumità, quella del ricercato e di suoi eventuali complici, e di ignari cittadini che si fossero trovati loro malgrado in mezzo ad un'operazione così delicata. Senza considerare che il 33enne si muoveva abitualmente ad alta velocità, con la moto di grossa cilindrata, e che stargli dietro senza essere scoperti non è stato semplice. Più volte individuato, fino ad oggi era sempre riuscito a sparire dalla scena e, quindi, a sfuggire alla cattura. Cambiando (è più che un'ipotesi, a questo punto) anche covo.

"Il successo investigativo di questa sera - ha aggiunto il questore - segue l'arresto di un altro latitante, avvenuto il 9 luglio scorso (si tratta di Carlo Vaglio: https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28730, Ndr), a riprova del costante impegno della squadra mobile nella cattura dei ricercati. La consistente quantità di stupefacente sequestrata è la conferma dello spessore criminale di Verardi e della sua capacità di delinquere". Un concetto ribadito anche dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, presente alla conferenza stampa convocata nella serata, che ha rimarcato la pericolosità di Verardi, a suo dire, personaggio che non avrebbe esitato a fare fuoco. "Un'operazione meritevole, quella della polizia, perché si sono evitati spargimenti di sangue".

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