Cronaca

In Puglia 1 milione di cardiopatici: fra tagli e innovazione, impegni per la sanità

A Lecce il congresso dei cardiologi. Spulciati dati e avanzate proposte: è necessario migliorare la qualità dei servizi

Marco Matteo Ciccone. Sotto, Alessandro Bortone e Giancarlo Piccinni.

LECCE - Si è tenuto questa mattina a Lecce il primo giorno dei lavori del congresso della Società italiana cardiologi e Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri. Durante l’incontro, s’è discusso anche e soprattutto sulla scorta di dati. Uno, in particolare, è da tenere in debita considerazione. In Puglia, infatti, è emerso come i cardiopatici si attestino a circa 1 milione. Ovvero, fra il 30 e il 35 per cento della popolazione adulta. Il milione, è poi da suddividere tra affetti da ipertensione, colesterolo alto e diabetici. A questi si aggiungono i fumatori, che dopo i 50 anni, iniziano a soffrire di scompensi.

Sul piano economico, in Puglia ogni paziente cardiopatico costa mille euro al giorno. E questo perché, spiegano gli specialisti, le prestazioni di un reparto di cardiologia sono al pari di un reparto cardochirurgico, ma per calcolare la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia si fa riferimento a uno storico che riguarda le varie regioni che, pur penalizzando il sud, è stabilito su circolari che risalgono al 1992.

C’è poi un altro aspetto. Considerando la bocciatura del Piano sanitario regionale e della richiesta da parte del ministero dell’ulteriore riduzione delle unità cardiologiche in Puglia, da 37 a 27, la Società italiana cardiologi e l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri hanno chiesto alla Regione “la ridistribuzione delle attività, ovvero la realizzazione di nuclei autonomi nei territori pugliesi che attraverso un sistema adeguato possano accompagnare il cittadino sia nella fase emergenziale che in quella ambulatoriale”, come dichiarato da Marco Matteo Ciccone, professore aggregato di Cardiologia dell’Università degli Studi di Bari.

E ancora, è necessario “riorganizzare gli ospedali in strutture dove non si effettua solo terapia o interventistica ma anche la riabilitazione”, perché “favorirebbe la riduzione di ospedalizzazione e i pazienti verrebbero seguiti di più nella fase ambulatoriale e meno in quella demenziale”. “Di conseguenza il numero dei ricoveri verrebbe potenziato sia a livello riabilitativo che ambulatoriale”.

AlessandroSantoBortone-2La cardiologia non affronta le stesse difficoltà di oncologia e ortopedia, ma comunque “ha bisogno di ulteriore qualificazione”, ha spiegato  Alessandro Bortone, coordinatore dell’Emodinamica interventistica e professore aggregato di Cardiologia all’Università degli studi di Bari. “Questo – ha aggiunto - può avvenire accorpando le strutture e qualificando sempre di più i centri di alta qualificazione, intervenendo sul territorio con delle reti informatiche estremamente attrezzate, quali quelle della telecardiologia, delle reti informatiche per le aritmie, potenziando il first aid all’americana, cioè rapido soccorso con il 118, attrezzandolo quindi anche per la sindrome coronarica acuta e non solo per l’infarto miocardico.”

E dato che i medici sono chiamati al risparmio di spesa, “abbiamo bisogno di potenziare anche la qualità dei servizi – ha continuato il professor Bortone - così come un centro unico di acquisto di questi materiali ad altissimo costo, soprattutto per quello che riguarda le innovazioni tecnologiche, la cura delle cardiopatie strutturali”.

Non sono mancati poi accenni alle novità nel settore della Cardiologia interventistica, che consentono ai medici di intervenire anche su popolazione molto anziana ad alto rischio, con tecniche meno invasive, macchine altamente specializzate, sistemi di immaging tridimensionali integrati e alta qualificazione del personale tecnico.

La settimana prossima è prevista una conferenza di servizi presso il Policlinico di Bari, hub di riferimento regionale, per definire i nuovi obiettivi della cardiologia e per comprendere come utilizzare al meglio le risorse e gli investimenti da parte delle grandi aziende multinazionali e della piccola e media impresa.

“Da un lato – ha spiegato Bortone - si possono valorizzare i grandi professionisti che operano sul territorio e per evitare che vadano fuori dal nostro territorio è necessario qualificarli, prevedendo concorsi a tempo determinato per l’alta qualificazione aperti anche alle regioni vicine, così da incrementare la mobilità attiva e qualificare sempre di più le competenze”.

“Dall’altro – ha aggiunto - è necessario investire nella formazione professionale dei tecnici, di ausilio alle sale operatorie e al percorso diagnostico-terapeutico del paziente, da assoldare tra i nuovi laureati delle triennali. Quindi ci si potrebbe avvalere, in tre anni, di tecnici altamente qualificati come il sonografer, ovvero il tecnico addetto, all’epoca alle radiografie oppure il tecnico di emodinamica”. Tali figure specializzate faranno risparmiare tempo al medico e saranno addette alle nuove sale multimodali, presto trasformate in sale interamente robotizzate.

Giancarlo_Piccinni-2Tra i promotori del terzo convegno annuale della Società Italiana di Cardiologia e dell’Associazione cardiologi ospedalieri, c’è il dottor Giancarlo Piccinni del presidio ospedaliero di Casarano e Gallipoli. “Abbiamo novità importanti in tanti ambiti, dello scompenso cardiaco, del trattamento della fibrillazione atriale – ha dichiarato - e credo che in questo senso avremo opportunità notevoli per affrontare meglio le patologie cardiovascolari”.

E a proposito di prevenzione, questa “passa attraverso una serie di iniziative a carattere scientifico ma anche a carattere culturale; infatti – ha continuato - la conclusione del congresso è affidata ad un tema di prevenzione importante, che coinvolge soprattutto le nuove generazioni: droghe e l’importanza della  consapevolezza che l’uso delle sostanze ha un impatto cardiovascolare”.

“La formazione medica è un continuum, si cerca di affrontare la medicina con una mentalità poco conosciuta fuori dagli ambienti medici ma il medico – ha concluso Piccinni - sa che la preparazione dura una vita e non il tempo di un corso di laurea”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

In Puglia 1 milione di cardiopatici: fra tagli e innovazione, impegni per la sanità

LeccePrima è in caricamento