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Cronaca

Ingiusta detenzione e astensione degli avvocati: nuove anomalie che rallentano la giustizia

Durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, Marcello Dell'Anna, che ha preso il posto di Mario Buffa nella presidenza della Corte d'Appello leccese, ha tenuto la sua prima relazione. Ha tracciato un'analisi dello stato della giustizia italiana e locale. Tra i principali mali, permane quello della lunghezza dei processi

LECCE - Lunghezza eccessiva dei processi, pendenze, risarcimenti per ingiusta detenzione e sovraffollamento delle carceri. I grandi mali della giustizia italiana si riflettono inevitabilmente anche sul distretto della Corte d'Appello di Lecce. Nella sua prima relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, dopo aver raccolto l'eredità di Mario Buffa (presidente uscente), Marcello Dell'Anna traccia un'analisi approfondita dello stato della giustizia salentina. ?Il presidente Dell'Anna evidenzia come spetti ai giudici "profondere il massimo impegno quotidiano evitando inutili sovraesposizioni e tendenze di acquisire visibilità, operando per trovare soluzioni alle inefficienze e disfunzioni dell'apparato giudiziario".

La durata dei processi continua a influire inevitabilmente in maniera negativa sulla giustizia, come dimostra l’elevato numero di procedimenti pendenti in materia equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l'irragionevole durata di un processo: “Nel periodo di riferimento, nonostante le prassi virtuose sperimentate negli anni precedenti, il trend relativo alla durata media dei processi non ha registrato significativi risultati positivi in tutte le sedi, ricomprese nel distretto”.?Un dato negativo su cui ha pesato sensibilmente, secondo Dell'Anna, la lunga astensione attuata dall'avvocatura salentina: “In particolare, aumenti delle pendenze dei tempi sono rilevabili negli uffici giudiziari di Lecce in dipendenza, a parte altri fattori, essenzialmente della prolungata e massiccia astensione degli udienze degli avvocati, iscritti perso il consiglio dell'Ordine di Lecce, protrattosi per circa quattro mesi tuttora in corso, ancorché, nell'attualità, limitata ad una settimana al mese”.

Un dato sicuramente allarmante è quello rappresentato dai procedimenti in tema di riparazione per ingiusta detenzione ed errore giudiziario, 54 quelli definiti nel primo caso e uno nel secondo. Dato cui inevitabilmente si collega il sovraffollamento carcerario, con l’istituto di pena leccese che è sì passato a 1069 detenuti (contro i 1158 del 2013, i 1269 del 2012 e 1350 del 2011), ma a fronte di una capienza regolamentare di 656 posti. Nella relazione si evidenzia comunque positivamente “la prassi di umanizzazione nella esecuzione della pena, adottata dalla direzione della casa circondariale di Lecce attraverso varie iniziative”.

In materia di lotta e contrasto alla criminalità organizzata emerge, nella relazione stilata dal procuratore Cataldo Motta, “il rinnovato interesse al controllo del territorio da parte di clan mafiosi”, con i gruppi criminali che “in qualche modo sembrano acquisire attraverso una modifica del rapporto con la società civile, una sorta di legittimazione sostitutiva degli organi dello Stato”. Una ricerca del consenso delle vittima. In tal senso spicca l’aumento dei procedimenti in materia di usura, cresciuti del 180 per cento. Accanto all’usura il traffico delle sostanze stupefacenti, soprattutto con l’Albania, rimane il grande business delle organizzazioni criminali, pronte a reinvestire capitali in attività commerciali e imprenditoriali.

A rappresentare il Consiglio superiore della magistratura il giudice Ercole Aprile che ha sottolineato come sia fondamentale che la magistratura conservi la sua autonomia e la sua indipendenza. “E’ necessario – ha spiegato il rappresentante del Csm – che il magistrato operi senza subire un indebito condizionamento e il timore di subire ritorsioni”. 

L'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015

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