Incendiò il negozio di articoli per le feste, l’ex gestore del “Twin Towers” prova a patteggiare

Si discuterà il 25 marzo l’istanza di Paolo Spalluto di concordare la pena a tre anni e due mesi di reclusione per l’episodio avvenuto lo scorso settembre a Lecce

LECCE - Chiederà di patteggiare tre anni e due mesi di reclusione per aver dato alle fiamme il negozio di articoli per feste “Balloon Party”, in viale Japigia, a Lecce, spinto da vecchi dissapori con il proprietario. L’istanza di Paolo Spalluto, il 57enne leccese conosciuto in città per aver gestito il bar “Twin Towers”, anche questo di proprietà della stessa vittima e vicino all’esercizio incendiato, ha già ottenuto il parere favorevole del pubblico ministero Maria Consolata Moschettini e sarà discussa il 25 marzo dall’avvocato difensore Luigi Rella davanti al giudice Cinzia Vergine.  

L’uomo fu arrestato lo scorso 14 settembre, a meno di 24 ore dal rogo, rispetto al quale i vigili del fuoco appurarono subito la natura dolosa, in considerazione del forte odore di benzina nel locale e della presenza di tracce di gasolio trovate anche nella adiacente filiale della Banca Popolare di Puglia e Basilicata.

Le indagini della squadra mobile di Lecce portarono dritte a Spalluto ed è così che durante la perquisizione disposta nei suoi riguardi spuntarono: una bottiglietta da mezzo litro, riempita con alcol e col tappo bucato, nei pressi della porta d’ingresso di casa; un’altra bottiglia da mezzo litro anche questa con alcol etilico e con il tappo bucato al centro, oltre a rotoli di carta igienica parzialmente utilizzati, e una grande busta di colore nero con tre fusti da 5 litri ciascuno, vuoti ma già usati per contenere gasolio, nell'auto. Infine, nel seminterrato adibito a deposito, i poliziotti trovarono una scala in legno, sporca di benzina, utilizzata probabilmente dal 57enne per raggiungere le finestre del “Balloon Party” e appiccare il fuoco.

Davanti a indizi così schiaccianti, dopo il suo arresto, Spalluto, messo alle strette, ammise le sue responsabilità davanti al giudice Giovanni Gallo, negando però il suo coinvolgimento nel primo episodio incendiario che sei mesi prima aveva interessato lo stesso negozio.

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