“I soldi o ti riempiamo di botte”: dal sollecito di pagamento all’incendio

Un pomeriggio di “chiarimenti” per un debito di droga contratto ad agosto sfocia in violenza, minacce gravi e poi i un rogo. La ricostruzione che ha portato agli arresti

Foto di repertorio.

LECCE – Un “chiarimento”. Questa la motivazione con la quale la vittima è stata convocata in un incontro da De Vergori in via Siracusa, alle spalle di un bar, il 27 ottobre scorso. Il pomeriggio che ha preceduto l’incendio della vettura. I due avrebbero dovuto ridefinire la questione del debito di 500 euro, contratto per un acquisto di marijuana per uso personale e che risaliva al mese di agosto. A quell’appuntamento, il debitore si è presentato in compagnia del nipote 17enne. 

Ma appena sceso dal veicolo il 20enne, poi identificato appunto in De Vergori e accompagnato da Capone, ha preteso le chiavi della sua Alfa. Gliele hanno strappate di mano: “Se non mi porti i soldi, non ti darò l’auto”. E da lì anche frasi minacciose e intimidatorie del tipo: “Mo’ te ciu, te squagghiu de mazzate” ("Ora ti uccido, ti pesto" in dialetto salentino, ndr). Inutili le implorazioni da parte della vittima, nel disperato tentativo di farsi restituire la sua Alfa Romeo Mito: la coppia, nel frattempo raggiunta da altri tre individui, tra cui gli indagati, si è dileguata da via Siracusa di lì a poco.

Alla vittima e al nipote non è rimasto che fare ritorno nel proprio paese tramite un taxi, per recuperare le chiavi di scorta e raggiungere nuovamente Lecce. Ma De Vergori, chiamato telefonicamente, non ha più dato cenno. A quel punto, stando alla ricostruzione della squadra mobile leccese, si è rivolto alla sala operativa del 113, formalizzando la denuncia del furto dell’auto alla polizia. Agli agenti ha anche descritto i tratti somatici di colui che gliel’aveva sottratta poco prima, esibendo la foto del profilo Whatsapp. Non un suo amico, dunque, ma un ragazzo che gli era stato indicato l'estate scorsa come venditore di marijuana di buona qualità sulla piazza leccese. Dopo alcuni acquisti di piccoli quantitativi di stupefacente, il malcapitato aveva però cominciato a ricevere “solleciti di pagamento” sui quali ha chiesto alcuni giorni, temporeggiando per poter recuperare il denaro sufficiente a saldare la pendenza.

 Il 27 ottobre, infine, la richiesta urgente di presentarsi all’appuntamento nel capoluogo salentino. Il debitore ha chiesto ancora tempo, fino alla settimana successiva, quando si sarebbe procuratoil denaro da restituire. Ma il gruppo aveva già deciso di sottrargli la vettura. E, viste le insistenze della vittima nel richiedere quanto di sua proprietà i due hanno chiesto rinforzi, allertando anche altri tre individui per essere ancora più “convincenti”. Tra questi, il terzo indagato nella vicenda: Greco. Gli agenti della questura, che avevano eseguito un sopralluogo già in serata e verbalizzato quanto dichiarato dalla vittima, sono stati costretti a intervenire poco dopo, all’una di notte nel quartiere Stadio, dove la vettura era stata data alle fiamme: il gruppo ha appiccato l’incendio che l’ha completamente distrutta. I soldi non sono stati loro restituiti, in compenso sono dall'alba destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura.

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