Tentò suicidio nella “Federico II” puntando il dito contro giro di appalti: 5 arresti

In manette dipendenti e dirigenti della centrale brindisina. La lente dei finanzieri su presunte tangenti, dopo l'esposto di un imprenditore, ora indagato a piede libero

BRINDISI – La minaccia di suicidio da parte di un imprenditore 47enne di Monteroni di Lecce e poi cinque arresti. E’ la sintesi di due mesi di vicende che hanno interessato la centrale “Federico II” di Brindisi: i militari della guardia di finanza della città adriatica, coordinati dal colonnello Tiziano La Grua, all’alba, hanno eseguito i provvedimenti nell’inchiesta su presunti appalti in cambio di tangenti. Così come hanno spiegato, in sede di conferenza stampa, il procuratore Marco Dinapoli e i magistrati che hanno coordinato l’inchiesta, i pm Milto De Nozza e Francesco Carluccio.

Gli arresti, di cui uno in carcere e gli altri ai domiciliari, nei confronti di cinque tra dirigenti e dipendenti (uno dei quali licenziato di recente): l’accusa, secondo la ricostruzione della magistratura, sarebbe quella di aver favorito un’azienda negli appalti, indicandole le cifre da presentare in sede di gara. Ma non è tutto. Sempre stando a quanto ipotizzato dai magistrati, avrebbero anche attestato falsi stati di avanzamento lavori, liquidato fatture per lavori mai eseguiti ed omesso i controlli che, invece, sarebbero spettati a loro. I conti dei cinque indagati, oltre a beni mobili e immobili per un valore di 230mila euro, sono stati posti sotto sequestro preventivo.

IL VIDEO

IMG_3770-3-2-2Si tratta di: Carlo De Punzio, 47enne di Mesagne, addetto  alla Funzione sicurezza, ambiente e salute in centrale e condotto in carcere. Gli altri quattro, ai domiciliari, sono addetti alla verifica dei lavori, con rilascio del certificato di avanzamento: Domenico Iaboni, 59enne di Roma; Fabiano Attanasi, 54enne di Brindisi; Vito Gloria, 52enne brindisino; Nicola Tamburrano, 62enne di Torre Santa Susanna. Rispondono dell'accausa di corruzione aggravata.  Lo stesso imprenditore, L:G:P., risulta indagato a piede libero.

Un colpo di acceleratore all’indagine è arrivato due mesi addietro quando, il 7 marzo, l’imprenditore salentino, titolare di una delle ditte che, in passato, aveva partecipato agli appalti di Enel, salì sul nastro trasportatore della centrale “Federico II”, minacciando di lanciarsi da un’altezza di circa venti metri. Puntò il dito proprio contro il sistema degli appalti all’interno della centrale termoelettrica di Brindisi. Fu dissuaso e convinto a desistere da alcuni operai e dai carabinieri di Brindisi. Due giorni dopo, fu ascoltato in procura, dove ebbe modo di raccontare l’iter giudiziario intrapreso già alcuni mesi, presso la vicina Procura della Repubblica di Lecce.

Nello specifico, il 47enne si era aggiudicato un appalto nella centrale per la produzione di energia elettrica, con regolare certificazione. A distanza di tempo, la sua ditta aveva anche ottenuto un secondo appalto, nel 2015, poi revocato per ragioni che la società elettrica aveva giustificato dicendosi insoddisfatta dei primi interventi, tanto che l’ultima fattura non sarebbe stata neppure liquidata all’imprenditore. Enel stessa adottò alcuni provvedimenti, ritirando le deleghe a un dirigente coinvolto, poi trasferito e il licenziamento di uno dei tecnici.

 Enel, intanto, ha commentato gli sviluppi giudiziari delle ultime ore. In relazione agli arresti di questa mattina di alcuni dipendenti di Brindisi, Enel evidenzia che l'indagine della Procura della Repubblica trae origine dalla denuncia presentata dalla stessa società nel mese di gennaio. Enel , durante questo  periodo, ha costantemente fornito alla Procura della Repubblica ogni elemento utile per fare piena chiarezza sull'intera vicenda. L’azienda ha peraltro adottato i provvedimenti disciplinari, incluso il licenziamento,  nei confronti dei dipendenti per i quali attraverso le verifiche interne erano stati già individuati elementi di responsabilità.   Enel confida nell'operato della magistratura e ribadisce la propria collaborazione al prosieguo delle indagini”, scrivono i portavoce in una nota divulgata alla stampa.

Sulla vicenda replica anche la Palma Asfalti srl: "Riguardo le notizie riportate, è vero che Enel ha denunciato-querelato i fatti in questione il 12/01/2017 tramite l'ing-Molina, ma solo dopo che avevamo esposto da circa sei mesi i fatti noti, tutto supportato da mail inconfutabili e addirittura nel dicembre del 2016 contestualmente ad u incontro con i vertici Enel a roma mi venivano bonificati 22mila euro sul conto personale proprio dall'amministratore della linea Enel produzione carbone, ing. Giuseppe Molina, nonostante mesi prima mi veniva comunicato che nei conteggi fatti da Enel nel dare-avere, era Enel addirittura ad essere in credito nei confronti della mia azienda, quando invece a tutt'ora la mia azienda è creditrice di lavori non inficiati, e somme accantonate in garanzia e furti di attrezzature notevoli regolarmente denunciato, tutto supportato da regolare carteggio".

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