Abusi all’ombra del “Molo”, sott’accusa Pasqualini ed ex dirigenti del settore Urbanistica

Chiusa l’inchiesta sul chiosco realizzato sul lungomare di San Cataldo. Sale a dieci il numero degli indagati. Tra i reati, non solo quelli ambientali, ma anche corruzione, abuso d’ufficio e tentata truffa

LECCE - Nuove accuse cadono in testa all'ex assessore ed ex consigliere comunale Luca Pasqualini. Dopo l’inchiesta sugli alloggi popolari sfociata nel processo che lo vede tra i principali imputati e, quella, successiva, sulle multe annullate in cambio di voti, ora lo “scambio illecito” riguarderebbe i lavori per la costruzione del “Molo" a San Cataldo.

In particolare, Pasqualini, ritenuto amministratore di fatto della società proprietaria del chiosco, la Lf srl, avrebbe ottenuto da Vincenzo Gigli, 70 anni, all’epoca dei fatti presidente pro tempore della Commissione paesaggio del Comune di Lecce, sia la concessione (del 2 febbraio 2016) grazie alle pressioni esercitate da quest'ultimo su Maria Antonietta Greco, 66 anni, ex dirigente del settore Urbanistico, e Giancarlo Pantaleo, 64, responsabile dell'ufficio Demanio marittimo, sia l’adozione del parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica (del 18 gennaio 2017), dando in cambio, alla figlia, l’incarico di consulente fiscale e depositario della Lf a partire dalla data della sua costituzione (dal 4 dicembre 2015).

Insomma, non ci sono solo reati ambientali, ma anche quelli di corruzione, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici, nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dai pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci e notificato, nei giorni scorsi, oltre che a Pasqualini, Gigli, Greco e Pantaleo, anche a: Luigi Maniglio, 69 anni, ex dirigente del settore Urbanistica del Comune di Lecce; Daniele Buscicchio, 62, all'epoca responsabile dell'ufficio Paesaggio; Gianfranco Cozza, 43, tecnico progettista della Lf; Rossana Capoccia, 49, legale rappresentante della L.F. srl; Caterina Delle Canne, 60 anni, e Alfredo Barone, 64, la prima legale rappresentante, il secondo ritenuto titolare di fatto della Idea Line srl.

Secondo l’accusa, i pubblici ufficiali attraverso una serie di atti e provvedimenti amministrativi avrebbero consentito alla Idea Line srl di “monetizzare” la concessione demaniale e i relativi titoli edilizi che costituivano parte integrante della cessione del ramo di azienda in favore della L.F. e avrebbero creato i presupposti per una illecita operazione di “traslazione” di concessione demaniale con l’obiettivo di aggirare il divieto di rilascio di nuove permessi, autorizzando così l’edificazione di un chiosco abusivo.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Fanno sesso, poi diffonde i video e affigge immagini: revenge porn, incastrato

  • “L’eredità”, il concorrente leccese batte il record di puntate da vincitore

  • Mauro Romano, chiuse le indagini sull’ex barbiere: sequestro di persona

  • Rapine con autovetture rubate anche durante il lockdown: in tre agli arresti

  • Scampato a un agguato con Kalashnikov, accoltella un uomo per motivi di viabilità

  • Debito di droga si trasforma in incubo: lo minacciano davanti al nipote, tre in manette

Torna su
LeccePrima è in caricamento