Inchiesta “Case popolari”, resta il nodo intercettazioni su Marti

Ancora nessuna decisione su quale ramo del Parlamento spetti la competenza a pronunciarsi sulla richiesta di utilizzare le conversazioni che coinvolgono il senatore della Lega, deputato all'epoca dei fatti

LECCE - Il processo sulle case popolari assegnate in cambio di voti con oltre trenta imputati è iniziato due giorni fa. Sarà, invece, necessaria una nuova seduta, la sesta, per stabilire a quale ramo del Parlamento spetti la decisione sulla richiesta di utilizzare le intercettazioni (relative allo stesso procedimento) che riguardano il senatore della Lega Roberto Marti.

Lo ha fatto presente questa mattina il presidente della giunta della Camera dei deputati Andrea Del Mastro Delle Vedove che, durante la riunione, ha invitato i colleghi a compiere gli opportuni e necessari approfondimenti in vista della discussione finale e del voto. Il presidente ha inoltre ricordato che: “l'orientamento finora emerso è in senso conforme ai precedenti più recenti, anche in ragione delle interlocuzioni della scorsa legislatura tra la Camera e il Senato, che hanno portato alla definizione di un criterio applicativo dell'articolo 6 della legge n. 140 del 2003. Nel caso relativo al senatore Marti, quindi, la Giunta potrebbe deliberare di proporre all'Assemblea di dichiarare la propria incompetenza con conseguente restituzione degli atti all'autorità giudiziaria richiedente”:

Insomma, sei sedute (la prima risale al 13 febbraio) e l’interpellazione del presidente Roberto Fico, non sono bastate a chiarire i dubbi.

Il giudice del tribunale di Lecce Giovanni Gallo aveva inoltrato l’istanza alla giunta della Camera dei deputati, perché il politico era deputato (del Pdl) all’epoca dei fatti, alla luce di un caso analogo, quello del senatore Luigi Cesaro, nei cui riguardi il Senato respinse la richiesta all’utilizzo delle intercettazioni, proprio perché all’epoca dei fatti era deputato, e rinviò gli atti al gip di Napoli, perché li trasmettesse eventualmente a Montecitorio.

Ma un altro precedente ha avuto esiti differenti, aveva ricordato il presidente Delle Vedove in una precedente seduta: quello del senatore Denis Verdini, deputato all'epoca dei fatti, rispetto al quale furono interpellate entrambe le Camere. In questo caso, dopo contatti informali tra le omologhe Giunte dei due rami del Parlamento, si arrivò alla scelta comune che la competenza fosse del Senato.

Le intercettazioni sulla casa assegnata al fratello del boss

Le intercettazioni che riguardano Marti sono principalmente quelle relative all’assegnazione di una casa confiscata alla criminalità organizzata ad Antonio Briganti, fratello del boss della Sacra Corona Unita, Maurizio. Di questa vicenda rispondono (per tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato), l’ex assessore Attilio Monosi, l'ex consigliere comunale Damiano D'Autilia (ex consigliere comunale ed ex amministratore di Alba Service), Andrea Greco, Antonio Briganti e la moglie Luisa Martina. La richiesta di assegnare l’immobile al fratello del boss, che faceva parte del bacino elettorale dell’ex assessore Luca Pasqualini, secondo i pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci, sarebbe partita dallo stesso Marti e da D’Autilia.

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