Cronaca

Inchiesta case popolari, Perrone nega le accuse davanti ai pm

Durante l’interrogatorio, l’ex sindaco respinge gli addebiti. Nei suoi riguardi è ipotizzato il reato d’abuso d’ufficio in merito all’assegnazione di due immobili

Palazzo Carafa.

LECCE - Paolo Perrone ha raccontato la sua verità ai magistrati. Lo ha fatto ieri mattina, dopo aver depositato, nei giorni scorsi, negli uffici della Guardia di Finanza, le memorie difensive sviluppate in poco più di dieci pagine con gli avvocati Pasquale Corleto e Andrea Sambati. Ma sui contenuti dell’interrogatorio dell’ex sindaco di Lecce vige il più totale riserbo. Certo è che ha respinto l’accusa di abuso d’ufficio per due episodi finiti nelle carte di quella clamorosa inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti che ha scosso la città. Inchiesta che lo scorso settembre ha portato all’arresto (ai domiciliari), tra gli altri, per associazione a delinquere dedita alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, all’abuso d’ufficio, corruzione elettorale e falsi in atto pubblico, di esponenti del suo stesso partito, come gli ex assessori e consiglieri comunali Attilio Monosi e Luca Pasqualini, e di Antonio Torricelli, volto storico del Pd salentino.

Per Perrone, l’accusa è molto diversa: non c’è quella di aver fatto parte di un’associazione che avrebbe fatto mercimonio della cosa pubblica per scopi privati, come quello di assicurarsi la poltrona nel Palazzo di città, ma l’abuso d’ufficio, in concorso con lo stesso Monosi, il funzionario Pasquale Gorgoni (anche lui ai domiciliari) e il dirigente Paolo Rollo. Il reato sarebbe stato commesso in merito all’assegnazione di due immobili confiscati alla mafia, uno in via De Marco, l’altro in via Pasteur, attraverso due distinte delibere predisposte dallo stesso Perrone rispettivamente il 13 maggio 2013 e il 21 giugno 2013, quando era primo cittadino. Raccontano le indagini che le assegnazioni sarebbero avvenute, violando la legge regionale n 54/84 in tema di emergenza abitativa e la successiva legge regionale n 10/14.

In particolare, l’immobile di via De Marco sarebbe stato assegnato senza procedere prima a una comparazione con altre situazioni disagiate di nuclei familiari, inclusi quelli inseriti nella graduatoria ordinaria, né sarebbe stato disposto il rilascio dello stesso immobile dopo la scadenza del termine indicato nella stessa delibera. Circostanza quest’ultima riscontrata anche per l’alloggio di via Pasteur. A chiedere ai pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci (titolari del fascicolo) di essere interrogato era stato lo stesso Perrone, facoltà concessa agli indagati dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini. E’ in questo atto che il suo nome è comparso per la prima volta, quanto meno in questo filone perché era già stato “iscritto” insieme ad altri, come il suo predecessore Adriana Poli Bortone, in un altro troncone della stessa inchiesta, di cui ancora non si conoscono gli sviluppi.

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