Case popolari, il Riesame conferma: era un’associazione a delinquere

Negata detenzione in carcere per Pasqualini che resta ai domiciliari come un altro politico coinvolto nell’inchiesta, Monosi, e il funzionario Gorgoni. Inasprite altre misure cautelari

LECCE - Ha retto anche davanti al Tribunale del Riesame il reato di associazione per delinquere dedita alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, all’abuso d’ufficio, corruzione elettorale e falsi in atto pubblico, contestato nell’inchiesta sulle case popolari. A nulla sono valsi i tentativi della difesa di demolire l’accusa mossa nei riguardi, tra gli altri, di due politici leccesi, Attilio Monosi e Luca Pasqualini, e del funzionario del Comune di Lecce Pasquale Gorgoni.

Il collegio, composto dal presidente Silvio Piccinno e dai giudici Anna Capano e Pia Verderosa, ha confermato per tutti i domiciliari, anche per l’ex assessore Pasqualini, nei riguardi del quale i pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci (titolari del fascicolo d’inchiesta) avevano chiesto il carcere. Per il resto, il Riesame ha accolto le argomentazioni contenute nell’appello della Procura, sia rispetto al riconoscimento di alcuni capi d’imputazione cassati nell’ordinanza del gip Giovanni Gallo, che in merito alle richieste di inasprimento delle misure cautelari disposte per alcuni indagati.

In particolare: il carcere (dove già si trova ma per altra causa, per questa aveva ottenuto i domiciliari) nei riguardi di Andrea Santoro, il 27enne leccese accusato di aver partecipato al pestaggio dell'uomo che con la sua denuncia mise in moto la macchina della giustizia; i domiciliari per Monica Durante, la 41enne leccese che avrebbe raccolto voti per conto dei politici in cambio di favori, attualmente all'obbligo di dimora, e per Diego Monaco, 39 anni, anche questi di Lecce, quale rappresentante del “comitato degli abusivi”, indagato a piede libero. Respinto invece l’appello della Procura finalizzato a ottenere i domiciliari per Monia Gaetani, la 49enne di Lecce, che resta all'obbligo di dimora, e per Rosario Greco, oggi D’Elia, detto Andrea, 49 anni, di Lecce.

Ma la partita non finisce qui, perché non appena i giudici depositeranno le motivazioni del dispositivo (entro 45 giorni), gli avvocati difensori (Amilcare Tana, Giuseppe Corleto, Luigi Covella, Giuseppe De Luca, Riccardo Giannuzzi, Pantaleo Cannoletta, Tommaso Donvito) valuteranno il ricorso in Cassazione. 

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