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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca

Inchiesta sul clan Coluccia, revocati i domiciliari per un 49enne leccese

Ieri, il giudice Sergio Tosi ha alleggerito la misura, imponendo a Vitangelo Campeggio solo l’obbligo di dimora nel comune di residenza e quello di presentarsi ogni giorno dai carabinieri

LECCE – Sono stati revocati i domiciliari a Vitangelo Campeggio conosciuto come “Diego”, 49enne di Lecce, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta che avrebbe attestato la rinascita del clan Coluccia, avviata in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Antonio Cianci.

Ieri, il giudice Sergio Tosi, su sollecitazione dell’avvocato difensore Pantaleo Cannoletta, nonostante il parere contrario della Procura, ha ritenuto di alleggerire la misura disposta lo scorso febbraio, imponendo all’indagato solo l’obbligo di dimora nel comune di residenza e quello di presentarsi ogni giorno alle 9 presso i carabinieri.

Proprio nelle scorse settimane, Campeggio è stato destinatario dell’avviso di conclusione delle indagini con altre 17 persone. Tra queste c’è l’avvocato Antonio Megha, 61 anni, già sindaco del Comune di Neviano, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, perché avrebbe acquistato una cinquantina di voti dal sodalizio.

Fanno parte dell’elenco anche: Michele Coluccia, 63enne di Noha; Antonio Coluccia, 65enne di Noha; Pasquale Anthoni Coluccia, 50enne di Noha; Antonio Bianco detto “Stella” o “Biondo”, 49enne di Aradeo ma domiciliato a Neviano; Marco Calò, detto “Uzzaru”, 47enne di Aradeo;; Gerardo Dino Coluccia, 49enne di Noha; Silvio Coluccia, 51enne di Aradeo; Luigi Di Gesù, detto “Pica”, 51enne di Cutrofiano; Ali Farhangi, 60enne di origini iraniane e residente a Giorgilorio di Surbo; Nicola Giangreco, 53enne di Aradeo; Renato Puce, 44enne di Corigliano d’Otranto; Cosimo Tarantini, 55enne di Neviano e, infine, Sergio Taurino, 56enne di Lecce; Emanuele Apollonio, 25 anni, di Aradeo; Stefano Marra, 28, di Aradeo; Gabriele Serra, 25, di Aradeo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, oltre allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni e usura, l’organizzazione avrebbe svolto anche attività apparentemente legali legate alla fornitura di energia elettrica e del gas nel mercato libero, alla stipula di polizze assicurative e al settore delle scuola-guida e delle aste giudiziarie.

Proprio nei giorni scorsi, la commissione prefettizia, insediatasi dopo il blitz, ha concluso i lavori, concludendo che sussista il pericolo di condizionamento dell’operato amministrativo da parte di organizzazioni criminali. Ora spetterà al ministero dell’Interno decidere, sulla scorta della relazione, se procedere allo scioglimento del Comune.

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