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Cronaca

Inchiesta filobus, Buonerba non risponde al pubblico ministero elvetico

Pierluigi Pasi è titolare di un procedimento parallelo a quello degli inquirenti italiani. L'accusa per l'ex consulente di Adriana Poli Bortone è autoriciclaggio. La difesa ha chiesto al Tribunale del riesame il dissequestro di 2 milioni di euro

LECCE - E' rimasto in silenzio il professor Massimo Buonerba, ex consulente legale di Adriana Poli Bortone, nel periodo in cui è stata sindaco di Lecce, coinvolto in un'inchiesta su un presunto giro di autoriciclaggio portato avanti sull'asse Lecce-Lugano.

Per questa mattina era stato fissato l'interrogatorio davanti dal gip Antonia Martalò, chiesto per rogatoria dalla procura elvetica che sta conducendo un'inchiesta parallela a quella di Lecce. Nella stanza del gip c'era anche il pubblico ministero svizzero Pierluigi Pasi. L’ex consulente legale dell’allora sindaco Adriana Poli Bortone, infatti, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Sabrina Conte, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una strategia difensiva adottata già nelle due precedenti occasioni e riproposta nella comunque lunga apparizione al quinto piano degli Uffici giudiziari del capoluogo salentino. Seconda la legislazione elvetica, infatti, il gip ha dovuto contestare all’indagato ogni singola operazione sospetta avvenuta sui conti svizzeri e per ognuna Buonerba ha dichiarato di non voler fornire alcuna risposta.

L’invito a comparire in qualità di indagato era stato formulato per rogatoria dal procuratore della Confederazione elvetica, Pierluigi Pasi, che ha iscritto Buonerba nel registro degli indagati in un’inchiesta con l’accusa di autoriciclaggio. Si tratta di un reato punito dall'articolo 305 bis del codice penale elvetico, e non previsto dalle leggi italiane. Pasi, presente oggi a Lecce e impegnato in un lungo colloquio con il procuratore Cataldo Motta, è stato già titolare di un procedimento, poi conclusosi con un’archiviazione “per infondatezza di reato” in cui era indagata l’avvocato Lea Cosentino, ex direttore della Asl di Bari. Al centro dell’inchiesta della magistratura elvetica è finito un conto corrente svizzero, riferibile a Buonerba, su cui sarebbe stata depositata una cifra vicina ai due milioni di euro. Un flusso di denaro sospetto che ha suscitato l’interesse degli inquirenti della Procura di Lugano, che hanno poi trasmesso un’informativa ai magistrati salentini.

Da quella informativa è nato poi un nuovo procedimento, di cui sono titolari il procuratore Motta e l’aggiunto Antonio De Donno, che conta sino ad oggi sette indagati e su cui è al vaglio degli inquirenti l’informativa finale. Oltre a Massimo Buonerba nel registro degli indagati sono finiti il figlio Roberto; l’ex funzionario di una banca di Lugano, Angelo Ferrari, e altri suoi due familiari: Renata e Olivier; il professor Giordano Franceschini (dell’Università di Perugia) e l’imprenditore bolognese Giorgio Zoboli. Per loro le ipotesi di reato a vario titolo sono di riciclaggio e favoreggiamento.

Massimo Buonerba-4-11Al centro delle indagini, condotte dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, la provenienza del denaro finito sul conto svizzero dell’ex consulente di Palazzo Carafa. Soldi, secondo l’ipotesi accusatoria, di provenienza illecita e la cui pista più accreditata riguarda il progetto del filobus. Secondo i magistrati salentini Buonerba avrebbe ottenuto dall'ingegner Giordano Franceschini, un altro degli indagati (già arrestato il 21 novembre 2011 e poi liberato dal Tribunale del Riesame), una cifra vicina ai 600mila euro. Sono soprattutto le dichiarazioni del docente dell'Università di Perugia ad accusarlo.

Al centro della vicenda giudiziaria, come detto, i soldi, pari a circa 2,8 milioni di euro, finiti sui conti svizzeri del professore salentino, e di cui il 60enne leccese non ha voluto fornire spiegazioni neanche in sede d’interrogatorio di garanzia. Ed è proprio dai quei conti correnti sequestrati dalla Procura federale di Lugano, circa 2 milioni di euro presso la banca Kbl e 800mila euro presso l’istituto di credito Pkb.

Sempre questa mattina, dinanzi però ai giudici del Tribunale del riesame, è stato celebrato un altro passaggio delle complesse vicende giudiziarie che riguardano l’ex consulente di Palazzo Carafa. La difesa di Buonerba, infatti, ha chiesto il dissequestro di una cifra di poco inferiore ai due milioni di euro sequestrata nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa legata ai palazzi di via Brenta. Il processo di primo grado, dopo la riqualificazione del reato da truffa a concorso in abuso d’ufficio e peculato, deve ripartire da capo. La decisione dei giudici è attesa nei prossimi giorni.

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