Inchiesta Ilva, rinviato a giudizio l'ex governatore della Puglia Nichi Vendola

Sono 47 (per 44 persone e tre società: Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) i rinvii a giudizio emessi dal gip del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale causato dall'Ilva. Tra loro l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, e Claudio e Nicola Riva

TARANTO – Sono 47 (per 44 persone e tre società: Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) i rinvii a giudizio emessi dal gip del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale causato dall'Ilva. Tra loro l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, e Claudio e Nicola Riva.

Al governatore Vendola è contestata la concussione verso il direttore generale dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, al sindaco Stefano, invece, l'omissione di atti d'ufficio. Secondo la Procura, Vendola avrebbe fatto pressioni sull'Agenzia regionale per l'ambiente affinché' cambiasse la valutazione in merito all’azienda siderurgica. Da qui il mancato rinnovo dell'incarico ad Assennato, in scadenza nel febbraio 2011, per le presunte pressioni esercitate dall'Ilva che contestava duramente l'operato del direttore. Per Emilio Riva e i figli Fabio e Nicola, l’accusa contesta l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.

Nel giudizio con rito abbreviato assoluzione con formula piena per Lorenzo Nicastro, ex assessore regionale all'Ambiente: Giovanni Bardaro, carabiniere in servizio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura, e l'avvocato Donato Perrini. Condanna a dieci mesi, invece, per  monsignor Marco Gerardo, ex segretario dell'arcivescovo tarantino Benigno Luigi Papa.

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L'inchiesta ha avuto inizio nel 2009, subendo un vero e proprio scossone nel 2012 con l'incidente probatorio dinanzi al gip Patrizia Todisco, e il deposito di due perizie in cui si evidenziava il pesante impatto dell'inquinamento dell'Ilva sulla salute dei tarantini. Da lì sonco scaturite le misure cautelari e il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell'area a caldo del siderurgico avvenuti a luglio 2012. Altri arresti e sequestri ci sono poi stati a novembre del 2012 gli ultimi a settembre 2013. 

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