Inchiesta mafia e slot machine, prima sentenza: cinque condanne e quattro assoluzioni

Emesso il verdetto nel processo abbreviato nei riguardi di nove imputati coinvolti nell’inchiesta “Dirty slot”, su presunti illeciti nel mercato del gaming

GALATINA - Si è concluso con cinque condanne e quattro assoluzioni uno dei processi nati dall’inchiesta “Dirty Slot”, su presunti illeciti nel mercato delle slot machine, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi con al centro gli imprenditori di Galatina, i fratelli Marra, Massimiliano, di 48 anni, e Alberto, di 51.

Il giudice Michele Toriello ha emesso così il suo verdetto nei riguardi dei nove imputati che avevano chiesto e ottenuto di essere giudicati con il rito abbreviato: 3 anni per Gabriele Antonio De Paolis, 44, di Noha, frazione di Galatina (per il quale il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva invocato otto anni e 8mila euro di multa); due anni (a fronte dei tre chiesti dal pm) a Daniele Donno, 27, di Corigliano d’Otranto; 4 anni e mezzo, più mille euro di multa, (la richiesta era di 3 anni e 900 di multa) per Roberto Gervasi, 27 anni, di Corigliano d’Otranto; due anni (a fronte dei 3 anni e 4 mesi, più 400 euro di multa, sollecitati dal pm) per Stefano Greco, 33, di Aradeo; due anni (rispetto ai 3 e 4 mesi, con multa di 400 euro chiesti) per Maurizio Zilli, 37, di Galatina.

Sono stati invece assolti: “per non aver commesso il fatto” Paolo Baldari, 52 anni, di Galatina, (in linea alla richiesta del pm) e Bruno Romano, 50, di Galatina (per il quale erano stati chiesti quattro anni e mezzo e 4mila euro di multa); “perché il fatto non costituisce reato” Daniele Puscio, 46 anni, di Carmiano, (su di lui, la richiesta era di due anni); “perché il fatto non sussiste” Ivan Corrado, 45, di Supersano (per il quale la stessa accusa aveva chiesto l’assoluzione).  

Quanto ai fratelli Marra, invece, il processo è ordinario, così come per le altre 15 persone coinvolte nella stessa inchiesta che partì dalla denuncia di un imprenditore del settore e sfociò il 22 gennaio scorso nel blitz dei finanzieri del Gico: Luigi Marra, 78, di Galatina; Pamela Sabina Giannico, 47, di Galatina e Leonardo Costa, 58 anni, di Corigliano d’Otranto; Andrea Bardoscia, 31 anni, di Galatina; Luigi Cleopazzo, 42, di Galatina; Elisa Cuppone, 43, di Gallipoli; Pompeo Alessandro D’Amilo, 29 anni, di Morciano di Leuca; Giovanni Fiore, 45, di Gallipoli; Stefano Greco, 33, di Aradeo; Felice Pasimeni, 46, di Mesagne; Riccardo Pizzolante, 44, di Racale; Lucio Riotti, 55 anni, di Carmiano; Giuseppe Spagnolo, 56, di Galatina; Stefano Villani, 43 anni, di Soleto; Antonio Vizzi, 53, di Galatina.

Furono questi i nomi contenuti nella richiesta di rinvio a giudizio formulata all’esito delle indagini condotte dall’Antimafia, in cui ebbero un peso rilevante le dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia, secondo i quali i due fratelli si sarebbero avvalsi della forza intimidatoria dei clan della Sacra corona unita di Lecce, Brindisi e Taranto per avere il controllo del mercato, ricompensandoli economicamente.

Per questo, i reati contestati, a vario titolo, sono: concorso esterno in associazione mafiosa, associazione a delinquere, frode informatica, illeciti nelle comunicazioni telematiche o informatiche con l’aggravante del metodo mafioso, violazioni alla legge sul gioco e sulle scommesse, trasferimento fraudolento di valori, estorsioni, tentate e riuscite, aggravate dal metodo mafioso.

A difendere i nove imputati nel processo terminato oggi ci hanno pensato gli avvocati: Veronica Merico; Laura Manco; Carlo Martina, Donato Sabetta, Dimitry Conte, Giancarlo Dei Lazzaretti, Giovanni Erroi, Salvatore Luigi Pastore.

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