Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Moria di tartarughe nel Mar Ionio. La Procura vuole vederci chiaro

Sono cinque gli esemplari ritrovati sulle spiagge dello Ionio, tra Capilungo e Lido Marini, negli ultimi giorni. Gli uomini dell'ufficio locale marittimo di Torre San Giovanni hanno allertato i veterinari della Asl. Il sostituto procuratore ha disposto il trasferimento delle carcasse all'istituto zooprofilattico. Ma potrebbe trattarsi di una coincidenza

Foto di repertorio

LIDO MARINI (Ugento) – Ne sono state recuperate almeno cinque, tutte senza vita e in avanzato stato di decomposizione. Cinque in tutto, in altrettanti giorni: una media di una al giorno. Le carcasse di tartarughe sono state rinvenute nel mar Ionio, sull’arenile del litorale compreso fra Capilungo, marina di Alliste, e Lido Marini, una delle spiagge di Ugento.

Gli esemplari, uno dei quali lungo quasi 80 centimetri e pesante circa 45 chilogrammi, sono stati avvistati da turisti e cittadini del luogo, i quali si sono rivolti all’ufficio locale marittimo di Torre San Giovanni. I militari, assieme ai colleghi della capitaneria di porto di Gallipoli, hanno recuperato i resti delle testuggini. Soltanto quello rinvenuto il 21 giugno sembrava essere morto di recente. Da circa 4, 5 giorni al massimo.

Le altre tartarughe, invece, avrebbero perso la vita diversi giorni prima. Il personale della guardia costiera della marina ionica, guidati dal maresciallo Giovanni Cazzarò, hanno allertato il personale veterinario della Asl di Tricase, il quale ha eseguito un sopralluogo, per accertare che non vi siano variazioni dell’ecosistema marino, tali da provocare una moria delle tartarughe. Gli esemplari sono stati, intanto, inviati presso l’Istituto zooprofilattico di Campi Salentina, dove saranno sottoposti a ulteriori accertamenti sanitari.

E’ nella norma, d’altronde, che gli esemplari privi delle funzioni vitali, vengano intaccati dai batteri. Resta, pertanto, da capire se sia stata la stessa morte ad attirare quei parassiti o se, al contrario, le testuggini non siano morte proprio per via di quei batteri. Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, intanto, Ennio Cillo, ha voluto vederci chiaro, e ha richiesto maggiori verifiche da parte dei ricercatori del centro studi di Campi Salentina.

Non si tratta, quasi certamente, di un cattivo dello stato delle acque. Il carapace degli animali è intatto, non mostra segni di ferite. Da una prima analisi, verrebbe da escludere anche la causa della pesca a strascico, perché effettuata dove il mare è molto profondo e raggiungendo il fondale. Punti in cui le tartarughe non possono giungere. Un numero così ravvicinato di specie restituite  dal mare, piuttosto, potrebbe essere attribuibile alla stessa massiccia presenza delle testuggini nelle acque salentine. Non solo queste ultime abbondano nelle nostre acque, ma potrebbe anche essere il numero consistente di turisti a rilevare, in proporzione, quelle ormai immobili presenze sulla sabbia. Più sono i villeggianti, insomma, più gli esemplari vengono segnalati.

Cillo non è nuovo a iniziative del genere. Alla fine degli anni Ottanta, quando era pretore di Otranto, si premurò di investigare su un altro caso: il fenomeno che, al largo di Manfedonia,  vide una moria di delfini. Il magistrato gettò le basi per la chiusura dello stabilimento Enichem della cittadina garganica, disponendo i sigilli che furono poi apposti all’industria.

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