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Inchiesta protesi e bustarelle, in due patteggiano 5 anni e mezzo

Bonetti e Franchini, coinvolti nell'operazione “Buste pulite”, oggi hanno chiuso il loro conto con la giustizia concordando la pena col giudice Simona Panzera. L’accusa: corruzione

LECCE - Arrivano le prime sentenze sul giro di mazzette, ai danni della Asl di Lecce, legato all’assegnazione diretta ad alcune imprese della fornitura di ausili medici individuato con l’operazione “Buste pulite”.

Questa mattina hanno chiuso il loro conto con la giustizia, patteggiando con il giudice Simona Panzera, due delle persone coinvolte nelle indagini, Pietro Ivan Bonetti, leccese di 71 anni, legale rappresentante di una società di supporti di tipo audiometrico, per il quale è stata disposta contestualmente anche la revoca dei domiciliari, e Monica Franchini, leccese di 49: l’uno è riuscito a concordare (attraverso gli avvocati Amilcare Tana e Vincenzo Licci) tre anni e mezzo di reclusione, l’altra (con gli avvocati Luigi Covella e Giovanni Gabellone) due anni, col beneficio della pena sospesa.

Si conosceranno, invece, a maggio, quando si discuterà il processo abbreviato, le sorti dei due imputati principali, arrestati in flagranza lo scorso giugno, dopo che i finanzieri riscontrarono la consegna di una bustarella di 850 euro: la responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica dell’Asl di Lecce Carmen Genovasi, leccese di 46 anni, e il rappresentante di una ditta leccese impegnata in tecnologie ortopediche, Giuseppe Bruno, 57, residente a Galatina.

Secondo l'inchiesta condotta dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci, con i militari della guardia di finanza del Nucleo di polizia economico finanziaria, la prima avrebbe ricevuto soldi, favori e regali, in cambio dell’assegnazione diretta ad alcune imprese dell’incarico di fornire ausili medici, ignorando così il diritto di scelta del paziente ed escludendo altri operatori.

Per esempio, da Bonetti, denaro per un totale di 16mila euro, più altre 1.600 euro tramite una ex collaboratrice, l’assunzione fittizia del marito, con l’obiettivo di far maturare a quest’ultimo l’indennità di disoccupazione, e servizi, come la custodia del cane, un aspirapolvere dal valore di circa 200 euro e un cellulare sui 1.100 euro. Da Franchini, invece, Genovasi avrebbe ricevuto, in almeno quattro occasioni, somme di denaro per importi sui 150 euro.

I quattro indagati, lo scorso dicembre, furono raggiunti  dal decreto di giudizio immediato con il quale era stato fissato il processo ordinario per il 1° febbraio, e in seguito al quale avanzarono istanza di rito alternativo.

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