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Cronaca

Inchiesta “Re Artù”, revocata la misura interdittiva per l’ex dg Rollo

Il giudice Sergio Tosi ha ritenuto, in linea alla tesi difensiva, che fossero oramai cessate le esigenze cautelari nei riguardi del professionista attualmente in servizio nell’ospedale di Scorrano

LECCE - Dopo una prima revoca parziale, ora c’è quella totale della misura interdittiva del divieto di lavorare per un anno, disposta nell’ambito dell’inchiesta “Re Artù” nei riguardi dell’allora direttore generale della Asl di Lecce Rodolfo Rollo, 61 anni, di Cavallino, attualmente in servizio presso l’ospedale di Scorrano. 
La decisione è stata presa nelle scorse ore dal giudice Sergio Tosi che ha accolto l’istanza dell’avvocato difensore Massimo Manfreda, presentata l’indomani dell’udienza preliminare, ritenendo siano oramai cessate le esigenze cautelari. Questo, nonostante il parere sfavorevole della Procura che aveva impugnato invano dinanzi al tribunale del Riesame anche il provvedimento con il quale lo stesso giudice aveva già concesso al medico di svolgere l'attività professionale ma con delle limitazioni, come l'impossibilità di ricoprire ruoli apicali.

La vicenda, che chiama in causa Rollo, riguarda l’assunzione a tempo pieno e determinato di un familiare con incarico di dirigente professionale ingegnere nell’ospedale “Panico” di Tricase. Il posto sarebbe stato creato ad hoc, secondo gli inquirenti, come contropartita del suo appoggio al progetto di suor Margherita Bramato, 72enne di Tricase, finalizzato a fare in modo che l’azienda sanitaria acquistasse prestazioni dialitiche erogate dall’ente “Panico”, di cui è rappresentante legale, presso la propria struttura “Santa Marcellina” a Castrignano del Capo.
Sempre secondo l’accusa, a fare da intermediario tra i due, prodigandosi a velocizzare la pratica, sarebbe stato l’ex senatore e assessore regionale al Welfare Totò Ruggeri, e la suora, ottenuta la delibera commissariale di Rollo, il 5 agosto del 2019, e per garantirsi anche le successive determinazioni attuative da parte dello stesso, avrebbe dunque proceduto all’assunzione del parente.
Accuse queste che il professionista negò già in sede di interrogatorio davanti alla gip Simona Panzera e che saranno respinte anche nel processo, in cui sarà imputato con altre 13 persone. 
 

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