Inchiesta su casi di assenteismo, il giudice revoca due misure interdittive

Dopo riscontri, per Patrizia Corallo e Renzo Bergamo, scrive il gip, le accuse “potrebbero  rivelarsi  addirittura  inesistenti”

Foto di repertorio.

LECCE – Il giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati ha revocato la misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio per due dei nove dipendenti pubblici scattata in seguito a un’indagine del Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza su casi di assenteismo dal posto di lavoro in alcuni uffici del Comune di Lecce e della Lupiae servizi.

L’interdittiva è la misura stabilita per le condotte ritenute dal pubblico ministero Maria Vallefuoco particolarmente gravi, su un’inchiesta in cui comunque sono molti di più gli indagati. Ma in due casi, quelli che riguardano i dipendenti della Lupiae Patrizia Corallo e Renzo Bergamo, il gip ha rivalutato le posizioni, sulla base delle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio e i successivi riscontri, sostenendo  che nel caso specifico di entrambi, le accuse “potrebbero  rivelarsi  addirittura  inesistenti”.

Il caso di Patrizia Corallo

Nel caso di Patrizia Corallo, l’applicazione della misura era stata disposta sulla scorta delle rilevazioni tramite le telecamere di videosorveglianza collocate presso la sede comunale di via Lombardia, ma non presso il Centro sociale comunale di via Cosimo De Palma. E’ lì, stando alle ricostruzioni difensive, che lei iniziava il turno di servizio.

Durante l’interrogatorio, in sostanza, sono stati introdotti nuovi elementi di valutazione. La donna, ogni mattina, prima di andare in una sede, si sarebbe recata nell’altra, in via Cosimo De Palma, presso la quale svolgeva - su incarico verbale del suo superiore - mansioni di pulizia.

Il giudice, motivando la decisione, aggiunge che la verifica degli orari in cui la donna si è recata sul posto di lavoro ha consentito di accertare che è sempre giunta in via Lombardia nella stessa fascia oraria; per cui, l’orario di lavoro osservato sembra coincidere con l'orario di lavoro disposto dall'ordine di servizio.

“La signora Corallo non è mai stata un'assenteista, né può essere rappresentata come una furbetta del cartellino - commenta il suo avvocato difensore, Giuseppe Umberto Garrisi - perché, tra l'altro, la società  in  house  da  cui dipende, la Lupiae Servizi Spa, non ne fa uso, registrando ancora manualmente le presenze su un foglio”.

Il caso di Renzo Bergamo

Situazione molto simile per Bergamo, difeso dall’avvocato Donato Mellone. Anch’egli, in diverse occasioni, prima di arrivare in via Lombardia, si sarebbe recato a suo dire presso un’altra sede comunale (in questo caso, il Centro sociale di Villa Convento, frazione di Lecce), sempre su incarico verbale del superiore, per mansioni di pulizia.

In qualche altra circostanza, stando a quanto riferito nel corso di una deposizione dal suo superiore, contrariamente all’ordinario turno di servizio sarebbe stato indirizzato per esigenze aziendali in via Dalmazio Birago dopo aver iniziato il turno in via Lombardia. La verifica degli orari in cui Bergamo è giunto in via Lombardia nel periodo dell’indagine (sempre fra le 6,45 e le 6,55) appare al gip compatibile con l’espletamento di altre mansioni in sedi diverse.

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Di conseguenza, fra dichiarazioni dell’indagato, che sarebbero credibili, e parziale coincidenza di quelle del suo superiore, il giudice ha ritenuto di attenuare la misura, ritenendo che il pubblico ministero debba svolgere approfondimenti, ma comunque facendo passare in questo momento la valutazione sugli indizi raccolti da “gravi” a “significativi”. Entrambi restano ovviamente indagati, ma la loro posizione assume, rispetto ad altri, una connotazione diversa 

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