Inchiesta su usura: Riesame annulla le ordinanze, tornano in libertà padre e figlio

ono tornati in libertà in libertà Carlo Palumbo, 80enne originario di Galatina ma residente ad Aradeo, e il figlio Francesco, 44enne di Melendugno, arrestati (con altre otto persone) lo scorso 11 settembre nell’ambito di una vasta operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce

LECCE – Sono tornati in libertà in libertà Carlo Palumbo, 80enne originario di Galatina ma residente ad Aradeo, e il figlio Francesco, 44enne di Melendugno, arrestati (con altre otto persone) lo scorso 11 settembre nell’ambito di una vasta operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce nei confronti di una presunta associazione per delinquere accusata di usura, estorsione e riciclaggio. Il tribunale del Riesame ha annullato, accogliendo l’appello proposto dai legali dei Palumbo, gli avvocati Giuseppe Bonsegna e Giuseppe Minafra, la misura cautelare emessa dal gip nei confronti di padre e figlio. Una decisione quella del Riesame (in attesa di leggere le motivazioni) che sembra ridimensionare in maniera netta e precisa l’ipotesi accusatoria nei confronti degli indagati.

I legali dei Palumbo hanno evidenziato in maniera netta e circostanziata l’assoluta estraneità dei loro assistiti ai fatti contestati, dimostrando come i redditi finiti sotto la lente delle fiamme gialle siano riconducibili a redditi famigliari e alla compravendita di immobili attraverso le aste giudiziarie. Introiti che sono dunque legati ad attività lecite e assolutamente trasparenti.

Mancano i gravi indizi di colpevolezza, torna in libertà 65enne accusato di usura

Al vertice dell’organizzazione, secondo quanto ipotizzato dalla Procura, cui è stata anche contestata la modalità mafiosa per via del modus operandi nell’attività di “riscossione dei crediti”, alcuni individui ed esponenti di rango ritenuti vicini al clan mafioso dei Coluccia. I metodi di recupero del denaro si basavano molto spesso su minacce ed episodi di violenza privata.

L’organizzazione, oltre ad esercitare abusivamente l’attività finanziaria ai danni di cittadini in stato di bisogno, aveva avviato un vero e proprio business usurario, con tassi di interesse che oscillavano tra il 121 e il 183 per cento. Poi, per non lasciare traccia di quei movimenti illegali, gli assegni bancari che gli indagati ricevevano anche a garanzia dei prestiti concessi.

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Ipotesi tutte da dimostrare e che sembrano essere state respinte, almeno in parte, dal Riesame.  

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