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Attilio Monosi nel suo comitato elettorale.

Attilio Monosi nel suo comitato elettorale.

Inchiesta sull'antiracket, la posizione di Monosi: "La verità emergerà"

Dopo l'inchiesta giudiziaria e la misura interdittiva di cui è stato destinatario, il candidato si racconta tra presente e futuro

LECCE – Nei giorni successivi al rigetto della revoca della misura interdittiva, da parte del gip Giovanni Gallo, nel comitato elettorale di Attilio Monosi l’attività prosegue frenetica, a sole tre settimane dalle elezioni. Tra saluti, visite e un via vai continuo di gente, la vicenda giudiziaria sembra molto lontana. Camicia bianca e giacca blu, l’ex assessore appare sereno e sorridente, tra una stretta di mano, una telefonata, un incontro e l’incoraggiamento di chi non vuole fargli mancare il proprio sostegno in questo momento così delicato.

Si aspettava questa decisione da parte del gip?

“Sinceramente no. Ritengo di aver chiarito ogni aspetto di questa vicenda nel corso dell’interrogatorio di garanzia, dimostrando, attraverso riscontri come delibere e atti, la mia assoluta estraneità a questa inchiesta. In quelle “carte”, depositate agli atti, si dimostra come mi sia attivato dal punto di vista amministrativo consentendo di recuperare per intero dall'azienda Saracino, contro cui abbiamo proposto in giunta un'azione legale, l'intera somma erroneamente versata”.

Come procederete ora?

“Il mio legale, l’avvocato Riccardo Giannuzzi, ha depositato il ricorso al Tribunale del Riesame, ora attendiamo la fissazione dell’udienza. Sede in cui sono sicuro che sarà accertata la mia estraneità ai fatti e riconosciuta la dignità che merito. Purtroppo la macchina giudiziaria si muove con meccanismi lenti e complessi. Come dice quel vecchio adagio? La verità ha il passo lento, ma quando arriva illumina”.

Pensa che questa vicenda abbia danneggiato la sua campagna elettorale?

“Continuo a percepire il calore e il sostegno della gente. Non permetterò a nessuno di strumentalizzare a fini elettorali un episodio che mi vede, mio malgrado, erroneamente coinvolto nella vicenda dello sportello antiracket. Non accetterò che la mia storia, i miei affetti, il mio vissuto, la mia onestà intellettuale e la mia serietà di pubblico amministratore siano minimamente scalfiti dalla cattiveria, dall'invidia, dalla demagogia, dal pressapochismo di chi, debole nei contenuti, tenta di enfatizzare e manipolare la realtà dei fatti”.

C’è qualcosa che si rimprovera?

“Forse di non essermi accorto prima di quanto era accaduto, senza però dimenticare che l’attività di un dirigente è autonoma e indipendente, senza essere soggetta al mio controllo. Ho cercato di risolvere la controversia in via “bonaria”, tornando indietro proporrei subito l’azione legale. Detto ciò voglio sottolineare che ho sempre fatto solo e unicamente l’interesse dell’ente che ho rappresentato con la mia carica, cercando di trovare la soluzione più idonea”.

C’è un passaggio, nelle carte dell’inchiesta, in cui lei definisce “Saracino uno dei nostri”, una frase che secondo i magistrati evidenzia i rapporti personali con l’imprenditore. Cosa può dire a tal proposito?

“Mi sembra chiaro che si tratti dell’interpretazione di una parte dell’intercettazione. Al mio interlocutore evidenzio semplicemente come l’impresa Saracino abbia già lavorato in passato con l’amministrazione comunale. Come già ribadito dal sindaco Paolo Perrone, la stessa impresa vantava, all’epoca, crediti nei confronti del Comune per una cifra superiore a quella erroneamente incassata. Mi sembra anzi che proprio dalle intercettazioni emerga la correttezza del mio operato”.

Qualcuno ritiene sospetta, o almeno poco opportuna, la tempistica della misura, considerando che la richiesta della procura è arrivata mesi fa.

“Non entro nel merito della vicenda, ognuno è libero di fare le proprie considerazioni. Io rispetto il lavoro dei magistrati e sin dal primo istante ho fornito la mia piena e totale collaborazione. Ripeto: i tempi della giustizia non coincidono con quelli della vita pubblica e della politica”.

Come immagina il suo futuro?

“Dopo quindici anni ritengo di poter dare ancora tanto a questa città, mettendo al servizio dei cittadini la mia esperienza e le mie capacità. Abbiamo fatto molto ma c’è ancora tanto da fare, non possiamo e non dobbiamo fermarci ora”.

Già, ma c’è da fare i conti con la misura interdittiva.

“Valuteremo a tempo debito il da farsi, attendiamo il verdetto del Riesame e vedremo gli sviluppi di un’inchiesta che, è bene ricordarlo, è ancora nella fase delle indagini preliminari. La mia campagna elettorale prosegue con la schiena dritta, con la coscienza a posto, con le carte in regola e con i risultati sotto gli occhi di tutti”.

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