Inchiesta sull'antiracket, via agli interrogatori. Monosi: "Chiarito ogni aspetto"

Dinanzi al gip sono comparse le tre persone arrestate e l'assessore Monosi, che ha spiegato la sua estraneità alle accuse

LECCE – Interrogatori in carcere per le tre persone arrestate all’alba di ieri nell’inchiesta sui presunti illeciti legati alla gestione dei tre sportelli antiracket di Lecce, Brindisi e Taranto. Dinanzi al gip Giovanni Gallo, che ha emesso le misure cautelari nei loro confronti, sono comparsi Maria Antonietta Gualtieri, 62enne presidente dello sportello; Giuseppe Naccarelli, 48enne residente a Veglie, dirigente presso l'Ufficio ragioneria di Palazzo Carafa e Pasquale "Lillino" Gorgoni, 62enne leccese dirigente dell'Ufficio patrimonio. Gorgoni, assistito dagli avvocati Amilcare Tana e Giancarlo Caiaffa, è stato l’unico ad avvalersi della facoltà di non rispondere. Naccarelli, assistito dall’avvocato Stefano De Francesco, ha risposto alle domande del giudice, fornendo la propria versione e ricostruzione dei fatti.

Ha sostenuto la propria innocenza anche la Gualtieri, accusata di essere stata a capo di un sodalizio finalizzato alla commissione di truffe e corruzione, nella gestione degli sportelli Un lungo interrogatorio alla presenza degli avvocati Luigi Rella e Paoloantonio D’Amico (del Foro di Brindisi), l’indagata ha affrontato i vari punti dell’ordinanza, fornendo spiegazioni e chiarimenti. I penalisti non hanno presentato al momento alcuna richiesta di attenuazione della misura cautelare. “Gualtieri – scrive il gip – è stata capace di lucrare sul denaro pubblico non solo attraverso la creazione di falsi rapporti di collaborazione, i cui interessati restituivano le somme loro in precedenza accreditate in contanti, ma anche attraverso la creazione di fatture false per attività mai eseguite ad opera di ditte compiacenti”. “La stessa ha trovato l’occasione di lucrare anche quanto ha avuto la necessità di effettuare la bonifica degli uffici da eventuali microspie”, ha sottolineato il gip concordando sulla necessità dell’arresto in carcere per impedire l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato.

In tarda mattinata è comparso dinanzi al gip e ai due pubblici ministeri titolari del procedimento anche l’assessore (ormai dimissionario) Attilio Monosi con il suo legale, l’avvocato Riccardo Giannuzzi. Monosi, tranquillo e sereno, ha chiarito ogni aspetto della vicenda, spiegando che il suo “inserimento in questa indagine è un errore”. Una posizione marginale la sua, legata a presunte irregolarità nel pagamento delle opere di ristrutturazione presso lo sportello di Lecce, pagate con i fondi comunali anziché con quelli erogati dall’apposito ufficio. “Un errore – ha spiegato Monosi – avvenuto nel 2013. La copertura finanziaria c’era, ma a finanziare l’opera doveva essere il Ministero”. L’assessore, dopo avere saputo di quanto avvenuto, si è subito attivato per il recupero della somma in via bonaria, senza però ottenere il risultato sperato, a causa delle cattive condizioni economiche dell’impresa. Pe questo, nel maggio del 2016, la giunta ha deliberato di procedere per vie legali al recupero del denaro, versato poi nelle casse comunali il 20 luglio del 2016 (circostanze supportate da riscontri documentali). “Non ero a conoscenza di fatti gravi – ha detto Monosi – altrimenti avrei denunciato tutto. Ho sempre fatto solo e unicamente l’interesse dell’ente che ho rappresentato con la mia carica, cercando di trovare la soluzione più idonea. L’attività di un dirigente è autonoma e indipendente, senza essere soggetta al mio controllo. Sono sereno e convinto di aver chiarito ogni aspetto di questa vicenda che mi addolora come uomo e amministratore pubblico, ma da cui uscirò a testa alta”.

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Nei prossimi giorni il gip Giovanni Gallo si pronuncerà sulla revoca della misura interdittiva. Monosi, sostenuto dalla sua famiglia e da tutto il suo staff, ha già ripreso la campagna elettorale. 

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