Inchiesta sulla gestione dell'Antiracket, Gualtieri e Gorgoni ai domicilairi

A distanza di 24 ore dal trasferimento in carcere, i due imputati hanno nuovamente ottenuto i domiciliari su disposizione del gup

LECCE – E’ durato circa ventiquattr’ore l’aggravamento della misura cautelare per due degli imputati nell'inchiesta sui presunti illeciti legati alla gestione dell’associazione Antiracket Salento. Ieri sera, infatti, i finanzieri avevano notificato all’ex presidente dell'associazione Antiracket, Maria Antonietta Gualtieri, 62enne leccese; e a Pasquale Gorgoni, funzionario dell'ufficio Patrimonio del Comune di Lecce, il provvedimento che ha disposto nuovamente la custodia cautelare in carcere (entrambi si trovavano ai domiciliari). I due erano stati trasferiti nella casa circondariale di Borgo San Nicola. Oggi, il gup Alcide Maritati ha accolto l’istanza dei legali dei due imputati, gli avvocati Amilcare Tana, e Luigi e Roberto Rella, concedendo nuovamente gli arresti domiciliari.

Si tratta solo dell’ultimo passaggio di una vicenda tanto complessa quanto controversa. L’aggravamento della misura nasce infatti da una lunga querelle giudiziaria. Per Gorgoni la Procura di Lecce ha presentato appello contro la decisione con cui il gip ha respinto la misura cautelare per altri due capi d’imputazione. La vicenda, tra appelli e ricorsi, è finita dinanzi ai giudici della Cassazione, che il 18 dicembre hanno definitivamente respinto il ricorso della difesa, applicando la custodia cautelare anche per le nuove accuse. Solo che, anziché applicare nuovamente i domiciliari in attesa del processo che inizierà l’8 gennaio prossimo, è stata aggravata la misura con il carcere, poi revocata dal giudice.

Discorso per certi versi analogo, se non ancora più controverso, per Gualtieri, dove la misura è stata aggravata per un solo capo d’imputazione già riconosciuto dal Riesame mesi fa. Anche in questo caso il “passaggio” nel carcere di Lecce è durato però solo un giorno. L’ex presidente (considerata dall'accusa capo, promotore e organizzatore dell'associazione per delinquere) ha lasciato il carcere a inizio ottobre, dopo che il gip ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’indagata, gli avvocati Luigi e Roberto Rella, e concesso gli arresti domiciliari. Una decisione motivata dalle condizioni di salute della donna (che nei mesi di detenzione ha perso oltre 20 chili) e dall’attenuazione delle esigenze cautelari, in particolare l’inquinamento probatorio (le indagini sono chiuse) e la reiterazione del reato.

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Pochi giorni dopo, a distanza di cinque mesi dall’arresto, è stato Gorgoni a lasciare il carcere dopo aver trascorso circa un mese e mezzo presso il Centro diagnostico e terapeutico (Cdt) della casa circondariale di Bari, per essere sottoposto ad alcuni esami. Il gip ha accolto l’istanza del legale di Gorgoni, l'avvocato Amilcare Tana, concedendo gli arresti domiciliari.

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