Cronaca

Inchiesta sulla morte del politico Carlo Benincasa, a giudizio un'infermiera

Il gup Stefano Sernia ha rinviato a giudizio l'operatrice del 118 e disposto il non doversi procedere per una 47enne leccese

LECCE – Dopo una lunga battaglia legale, due richieste di archiviazione formulata dalla procura di Lecce e altrettante opposizioni presentate dai legali della famiglia, per la vicenda giudiziaria relativa alla morte di Carlo Benincasa, figura storica della sinistra salentina e consigliere comunale del Partito democratico, scomparso il 19 aprile 2011, c’è un primo importante verdetto. Il gup Stefano Sernia ha rinviato a giudizio Katiuscia Pedone, 42enne di San Cesario, infermiera del 118 e disposto il non doversi procedere per una 47enne leccese. Le due donne sono assistite rispettivamente dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Giuseppe De Luca. Secondo l’ipotesi accusatoria vi sarebbe stata un’errata applicazione delle procedure previste, che avrebbero determinato “il peggioramento delle condizioni di salute del malato”.

A marzo il gip del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato aveva disposto l’imputazione coatta per cinque persone con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Si trattava, in particolare, di un medico, due infermieri e altrettanti operatori di soccorso. Nella scorsa udienza il gup Stefano Sernia aveva prosciolto tre degli imputati. Inoltre, aveva disposto una perizia fonica per l’identificazione dell’operatrice che eseguì la chiamata e di chi “aveva impartito la disposizione di far stendere Benincasa”.

Secondo quando denunciato dalla moglie e dal figlio del politico, i soccorsi sarebbero arrivati presso l'abitazione dove Benincasa era stato colto da malore con alcuni minuti di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge: otto minuti per i centri urbani. Non solo vi sarebbero stati ritardi nell'arrivo dell'ambulanza del 118, ma anche un errato trattamento di primo intervento praticato dai sanitari. Una tesi sostenuta nelle due opposizioni alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero presentate dai legali della famiglia Benincasa, gli avvocati Stefano Prontera e Paolo Pepe, che si sono costituiti parte civile.

Per i legali, che si sono avvalsi anche il parere di un consulente di parte, il dottor Perrone, vi sarebbero stati “profili di negligenza, imprudenza e imperizia nell'assistenza prestata dai sanitari del 118, con l'attivazione di procedure nocive per Carlo Benincasa, tali da determinare un collasso delle condizioni dello stesso”. In sintesi, secondo quanto evidenziato nell’atto di opposizione, vi sarebbero stati ritardi nell'intervento dei sanitari e negligenze degli stessi, che avrebbero accelerato un decesso che, con ogni probabilità, poteva essere evitato.

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