"Inchiesta Xylella", i due indagati rinunciano al ricorso al Riesame

Una scelta finalizzata all’acquisizione degli atti d’indagine. Il ricorso era stato depositato dai legali di Silvio Schito e Maria Saponari

LECCE – Nessuna udienza dinanzi al Tribunale del riesame per il decreto di sequestro preventivo disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione della malattia identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell'olivo”. I due indagati che avevano presentato appello al Riesame hanno infatti rinunciato. Una scelta (nel loro facoltà) focalizzata con ogni probabilità all’acquisizione degli atti d’indagine. Il ricorso era stato depositato dai legali del dirigente della Osservatorio fitosanitario della Regione Silvio Schito, e Maria Saponari, ricercatrice presso il Cnr.

A fine dicembre il gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, ha convalidato il decreto di sequestro degli alberi interessati dalle richieste di rimozione volontaria e già destinatarie di provvedimenti di “ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale”. Sono due dei tre punti del decreto d’urgenza. Per il primo, venuto meno dopo lo stop del piano “bis” del commissario Giuseppe Silletti (con le dimissioni dello stesso), i pubblici ministeri Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci non avevano chiesto la convalida.

A motivare la decisione del gip la mancanza di un nesso di causalità accertato tra la malattia identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell'olivo” (CoDiRO) e il batterio della Xylella fastidiosa. Vi sono casi, inoltre, in cui oliveti confinanti a quelli attaccati dal Codiro non sono stati colpiti. Inoltre, secondo alcuni studi, l’abbattimento delle piante non fermerebbe il contagio, perciò occorre ampliare le ricerche e gli studi a livello internazionale.

Dieci le persone indagate, tra cui l’ex commissario straordinario (poi dimissionario) Giuseppe Silletti. I reati ipotizzati a vario titolo sono di diffusione colposa di una malattia delle piante; violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale; falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. I reati sarebbero stati commessi nel leccese e zone limitrofe dal 2010 ad oggi.

Oltre a Silletti risultano indagati il dirigente della Osservatorio fitosanitario della Regione Silvio Schito e il suo predecessore (da poco in pensione) Antonio Guario, il dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Giuseppe D’Onghia, Giuseppe Blasi del Servizio fitosanitario nazionale, Vito Nicola Savino dirigente dell’istituto Caramia di Locorotondo, Franco Nigro dell’Ateneo barese, Donato Boscia responsabile dell’istituto per la protezione delle piante del Cnr, Maria Saponari ricercatrice presso lo stesso istituto,  e Franco Valentini ricercatore dello Iamb di Valenzano.

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Nelle 59 pagine del decreto di sequestro preventivo d’urgenza i magistrati inquirenti ripercorrono la storia della diffusione del batterio dal 2004 a oggi, siano al piano di interventi straordinario. Un lungo excursus in cui si evidenziano presunte negligenze ed errate valutazioni di un fenomeno la cui diffusione potrebbe avere avuto una natura dolosa. In base alle indagini eseguite sin qui e condotte dagli agenti del Corpo forestale dello stato, la Procura evidenzia “ipotesi penalmente rilevanti, con riferimento alle inerzie, negligenze e imperizie configurabili a carico degli organi istituzionalmente preposti alla gestione del fenomeno”. 

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