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Vigili del fuoco al lavoro dopo l'esplosione (foto Ansa).

Vigili del fuoco al lavoro dopo l'esplosione (foto Ansa).

Gas, esplosione in un hub austriaco: un morto. Ma Calenda rilancia sul Tap

Incidente nella stazione di compressione di Baumgarten. Il ministro italiano spinge per la contestata opera con approdo a San Foca

LECCE - Un morto e decine di feriti (fino a 60, secondo alcune fonti): è ancora provvisorio il bilancio dell'esplosione avvenuta questa mattina nella centrale di compressione del gas di Baumgarten an der March, in Austria, dalla quale passa circa la metà del combustibile fossile importato annualmente dall'Italia e circa un decimo della domanda continentale. Uno snodo fondamentale, insomma, per l'approvvigionamento dai giacimenti della Russia. L'impianto, al confine con la Slovacchia, è controllato da Gas Connect Austria, partner di minoranza di Snam - che detiene quasi l'85 per cento del capitale sociale - nel controllo della Trans Austria gas pipeline (Tag).

Il tragico evento ha subito provocato l'interruzione delle forniture da Mosca, l'innalzamento dei prezzi e l'adozione dello stato di emergenza energetica da parte del governo italiano. Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha dichiarato che se fosse in funzione il Tap, il contestatissimo gasdotto con approdo a San Foca e terminale di ricezione tra Melendugno, Vernole, Calimera e Castri di Lecce, l'incidente avrebbe comportato ripercussioni molto più marginali.

Le parole di Calenda non sono affatto piaciute al M5S. Per la senatrice Daniela Donno "mentre in Austria si è verificata una pericolosa esplosione nel gasdotto di Baumgarten, con il bilancio di un morto e decine di feriti, Calenda continua a rimarcare l'importanza della realizzazione di Tap. Dire che siamo all'assurdo è davvero poco".

Anche il gruppo pentastellato in Regione Puglia ha stigmatizzato la posizione del ministro: "Adesso siamo ancora in tempo per fermare questa grande opera utile soltanto a governanti e lobby, che rischia di mettere in pericolo un intero territorio. Siamo ancora in tempo - recita la nota a firma dei salentini Antonio Trevisi e Cristian Casili e di Rosa Barone, Gianluca Bozzetti, Mario Conca, Grazia Di Bari, Marco Galante, Antonella Laricchia - per poter ripartire con una strategia energetica innovativa che punti sulle fonti rinnovabili e sulla generazione distribuita. La Puglia e i pugliesi stanno già pagando abbondantemente per le scelte infauste e vergognose fatte negli anni da politicanti miopi e cinici che ci auguriamo di mandare a casa prima che causino altri danni irreversibili".

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