Incidente nel sottovia di viale Leopardi, la Procura nomina un consulente

Conferito all'ingegner Antonio Veranelone l'incarico di analizzare il sistema che regola l'accesso al sottopasso di viale Leopardi e ricostruire le dinamiche dell'incidente in cui è rimasto coinvolto Giuseppe Enrico Mizzi, 48 anni

 

LECCE – Sarà l’ingegner Antonio Veranelone ad analizzare il sistema che regola l'accesso al sottopasso di viale Leopardi e ricostruire le dinamiche dell’incidente in cui è rimasto coinvolto Giuseppe Enrico Mizzi, leccese di 48 anni, lo scorso 29 dicembre. Il 48enne, mentre procedeva alla guida di un ciclomotore, un Liberty 125, da viale Japigia verso viale Leopardi, è andato a sbattere contro il braccio meccanico, che si è abbassato improvvisamente, seppur non del tutto ma di circa 45 gradi, colpendo prima il parabrezza del mezzo e poi, di rimbalzo, il volto del motociclista. L’incarico è stato conferito questa mattina dal sostituto procuratore del procedimento, Paola Guglielmi, alla presenza del legale di Mizzi, l'avvocato Giuseppe Mili. Gli accertamenti inizieranno giovedì prossimo. La consulenza dovrà accertare il funzionamento del sistema di chiusura anti allagamento e se e perché si sia attivato in quella mattina di pieno sole.

In un dettagliato esposto presentato in Procura l’avvocato Milli ha evidenziato come il sistema non solo non rispetti i criteri standard di sicurezza, ma non sia affatto regolare. Nell’incidente, assolutamente imprevedibile e quindi inevitabile secondo la tesi del legale, l'uomo è stato sbalzato dal veicolo e ha perso per qualche minuto conoscenza dopo aver sbattuto violentemente a terra ed essere rotolato verso il fondo del sottopassaggio. Trasportato in codice rosso al Fazzi, è stato subito sottoposto a un esame tomografico alla testa. Nell'incidente Mizzi ha riportato, come dimostrano i certificati medici allegati dall'avvocato Milli all'esposto, la frattura del setto nasale.

Il sistema all'ingresso del sottovia prevede che, in caso di forti piogge, vi sia l'abbassamento della sbarra per bloccare il traffico in ingresso. La chiusura deve essere preceduto dall'accensione delle sirene e da un allarme sonoro, per dare il tempo agli automobilisti - circa 60 secondi - di fermarsi prima dell'ostacolo artificiale.

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Tutto il sistema di sicurezza è stato installato per prevenire il ripetersi di tragedie come quella che il 21 giugno del 2009 portò alla morte dell'avvocato Carlo Andrea De Pace, ed è stato collaudato definitivamente il 27 dicembre del 2010. Secondo quanto denunciato nell'sposto, però, l'impianto non sarebbe dotato dei sistemi di sicurezza (ad esempio delle fotocellule poste alcuni metri prima dell'ingresso) necessari a impedire che avvengano incidenti come quello capitato a Giuseppe Mizzi. Un sistema lacunoso dunque, che proprio la mattina dell'incidente era stato sottoposto a manutenzione. Gli operai intervenuti il 29 dicembre sono stati già identificati dalla polizia municipale su delega del pubblico ministero Paola Guglielmi, che ha aperto un fascicolo contro ignoti. L'ipotesi di reato è di lesioni gravi.

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