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Lunedì, 20 Maggio 2024
La denuncia

Bus nella scarpata: “Vivi per miracolo. Flixbus assente: ignora le nostre chiamate”

La testimonianza di un passeggero salentino che si trovava sul mezzo coinvolto nel terribile incidente sulla A16. Rabbia contro l’azienda di trasporti: “Da giorni senza bagagli ma nessuno risponde al numero verde”

ROMA/LECCE – “Ora sto meglio, siamo stati fortunati e miracolati”: è sereno ma ancora umanamente provato Biagio Mennella, luogotenente della Finanza, tra i passeggeri del bus che, domenica scorsa, si è rovesciato in una scarpata sulla A16 nell’incidente avvenuto sulla tratta Napoli-Canosa. Momenti di paura difficili da cancellare in quello che doveva essere un viaggio per motivi familiari. Pochi istanti trasformatisi in un vero e proprio incubo, un “film dell’orrore”, come lo definisce, in una corsa per sopravvivere a un orribile schianto.

Quell’episodio drammatico inizia temporalmente ad allontanarsi e lui, testimone diretto suo malgrado di quanto avvenuto, prova a recuperare la propria normalità e si trova a Roma. La capitale era la destinazione originaria del percorso iniziato dal Salento e culminato in una terribile disavventura, che ha condiviso col figlio Gaetano e con la ragazza di quest’ultimo, Martina.  

Ma lo sgomento oggi ha lasciato spazio alla rabbia: “Sono qui da qualche giorno, senza bagagli, vestiti, chiavi ed occhiali che ho perso all’interno del bus e per recuperare i miei averi dovrei, come alcuni passeggeri hanno fatto, recarmi a mie spese al deposito di Grottaminarda per ritirare il necessario. Il problema è che nessuno ci fornisce indicazioni neanche su questo”.

“Avevo gli indumenti lacerati – spiega - dopo l’incidente: ho dovuto ricomprare tutto, ma sono in una situazione evidentemente precaria. Lo sono io come gli altri, con cui sono rimasto in contatto: di fatto ci sentiamo abbandonati a noi stessi”.

Nel mirino, senza troppi giochi di parole, c’è Flixbus, la società di trasporti low cost proprietaria del mezzo finito nella scarpata nel sinistro lungo la rotta irpina: “Sembra una realtà fantasma. Ad oggi – afferma sconsolato - nessuno della società si è messo in contatto con noi passeggeri e tanto meno risponde al numero per l’emergenza che ci è stato inviato sulle caselle postali. Ho provato a contattare il numero verde dell’azienda ma mi sono trovato a registrare una chiamata di dodici minuti senza alcuna risposta”.

“È tutto assurdo – racconta -, neanche una telefonata per manifestare solidarietà e chiedere a noi come stavamo. Pensi che, nell’immediato dell’incidente, avevo già provato a contattare l’azienda senza ricevere risposta e ho chiesto indicazioni al secondo autista del mezzo, così come ha fatto la polizia locale intervenuta sul posto: ricorda che fosse provato e zoppicava leggermente, ma neanche lui sapeva come mettersi in contatto con la società”.

Poi la mente torna in maniera inevitabile al momento dell’incidente: “Occupavo il posto in terza fila dietro l’autista. Ho sentito un botto unico e presumo che il conducente abbia provato a non prendere frontalmente l’auto incidentata, che era ferma sulla carreggiata, e a scansarla, e che, nella manovra, purtroppo abbia preso e completamente divelto il guardrail causando il capovolgimento dell’autobus nella scarpata”.

“La fortuna – prosegue – ha voluto che la discesa nel dirupo venisse attutita dalla folta boscaglia presente. Ci siamo trovati tutti in posizione verticale, con la coda del mezzo alla fine del dirupo e la testa all'inizio. Ho assistito a scene di assoluto panico con gente incastrata nei sedili. Dopo il ribaltamento ho urlato a squarciagola i nomi di mio figlio e della sua ragazza, che erano seduti nella penultima fila della corriera: non ricevendo inizialmente risposta, ho temuto di averli persi, ma li ho ritrovati”.

L’uomo ricorre spesso alla parola “fortuna” nel racconto: “Abbiamo cercato di aiutarci a vicenda e fortuna vuole che accidentalmente si sia rotto un finestrino quasi al termine della corriera. Da lì siamo usciti. Io sono stato tra gli ultimi a venire fuori, ho anche chiamato il 118 col telefonino di un’altra persona”.

Nelle discussioni e nelle indagini in corso si cerca di far luce anche sulla velocità di bordo: “Guardi, se non erro, in quel tratto autostradale il limite era di 80 chilometri orari, ma non ricordo a che velocità procedevamo. Sicuramente la scatola nera del bus potrebbe dare risposte in merito a questo. So solo una cosa: se siamo ancora vivi è stato solo perché siamo stati molto fortunati e, per chi crede, miracolati”.

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