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Investì sulle strisce mamma che morì e figlio: due anni e nove mesi

Accolta la seconda istanza di patteggiamento presentata dai legali di una 36enne di Lecce. Ad aprile dell'anno scorso travolse in via Pistoia, una donna di 42 anni, che morì il mese dopo. Il bimbo rimase ferito

LECCE – Gessica Trofo, 36enne di Lecce, ha patteggiato due anni e nove mesi per omicidio colposo e lesioni gravi, davanti al giudice Michele Toriello per l’incidente stradale in cui l’anno scorso morì Zaira Palumbo, una mamma di 42 anni che stava accompagnando il figlio di 11 anni a scuola. Il bimbo rimase a sua volta ferito.

Morì dopo un periodo di agonia

La donna spirò il 19 maggio del 2017 presso la clinica “Villa Verde”. Qui vi era arrivata il 2 maggio dal reparto di Rianimazione del “Vito Fazzi”. L’incidente da cui sarebbe scaturita la morte, invece, si era verificato il 7 aprile precedente. Pubblico ministero d’udienza, questa mattina, era Massimiliano Carducci, in accordo con la richiesta di patteggiamento avanzata dai difensori della donna, gli avvocati Fabrizio Marra e Giuseppe Serratì. E il giudice Toriello ha accolto. 

L'incidente in via Pistoia

Si chiude in questo modo una tragica vicenda in cui teatro fu via Pistoia, nel quartiere Stadio di Lecce, nei pressi di viale Giovanni Paolo II. Quella mattina Gessica Trofo era alla guida una Dacia Sandero. Non riuscì a scorgere in tempo la madre e il bimbo, che si trovavano sulle strisce pedonali. La donna fece da scudo verso il figlio, che così si salvò, pur riportando diverse ferite. Le condizioni di Zaira Palumbo, invece, furono giudicate subito critiche.

Distrazione fatale

L’investitrice risultò negativa ai test su alcool e stupefacenti. La polizia locale, che si occupò della ricostruzione della dinamica, le sequestrò anche il telefono cellulare. Gli accertamenti dimostrarono che non era al telefono in quel momento. Tuttavia, si distrasse al punto tale alla guida da non vedere i due sulle strisce. L'impatto avvenne a 56 chilometri orari e non furono trovati segni di frenata. Fu lei stessa, per prima, a chiamare i soccorsi.

Primo patteggiamento respinto

Nella precedente udienza, i legali avevano già avanzato istanza di patteggiamento, a due anni, davanti al giudice Carlo Cazzella, che aveva rigettato nonostante il consenso del pubblico ministero Maria Rosaria Micucci. Si ritenne di dover considerare la particolare circostanza del ferimento del bimbo. La famiglia di Zaira Palumbo non s’è costituita parte civile con l’avvocato Antonio De Mauro, considerando che l’assicurazione ha pienamente risarcito i danni.  

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