Morirono carbonizzati nella loro auto, ridotta la pena in appello

E' stata ridotta in appello a 2 anni e sei mesi la condanna per Marco Borelli, il 30enne di Campi Salentina accusato di omicidio colposo per aver provocato l'incidente stradale in cui persero la vita i coniugi di Salice Salentino, Fabrizio Caretto e Alberina Maria Rodio

LECCE – E’ stata ridotta in appello a 2 anni e sei mesi la condanna per Marco Borelli, il 30enne di Campi Salentina accusato di omicidio colposo per aver provocato l’incidente stradale in cui persero la vita i coniugi di Salice Salentino, Fabrizio Caretto e Alberina Maria Rodio, rispettivamente di 60 e 55 anni. In primo grado l’imputato, assistito dagli avvocati Paolo Spalluto e Cosimo Miccoli, era stato condannato a tre anni. Con la diminuzione della pena sono state anche revocate le interdizioni. A distanza di quasi sei anni da quella tragica sera l'assicurazione del 30enne ha provveduto solo in piccola parte a risarcire le parti civili.

Marito e moglie morirono carbonizzati fra le lamiere della loro Fiat Punto Cabrio la sera del 30 dicembre del 2008, dopo un impatto micidiale con un altro veicolo, sulla strada provinciale 7ter (nei pressi della cantina sociale "Il Torchio"). L’auto su cui viaggiava Borelli, un'altra Fiat Punto, tamponò violentemente quella delle vittime, ferma a un incrocio. L'auto dei coniugi Caretto nell’impatto fu scaraventata contro una Mitsubishi Colt, condotta da un 26enne, anch'egli di Campi Salentina.

Una carambola inevitabile e devastante, che produsse un incendio a bordo della vettura dei coniugi, rimasti incastrati in un inferno di lamiere roventi. Tanto che i vigili del fuoco stesero un pietoso drappo bianco, avvolgendo l'intera auto. Parti del motore furono trovate ad alcuni metri di distanza dall'impatto. La Punto di Borelli viaggiava, secondo l’ipotesi accusatoria, a una velocità elevata (circa 140 chilometri orari). Una tesi confutata dalla difesa, che ha sempre evidenziato come l’imputato subì ferite lievi, mentre la sua auto fu solo parzialmente danneggiata nell’impatto.

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Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per comprendere perché la pena sia stata riformulata. Sentenza che il collegio difensivo impugnerà in Cassazione.

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