Sinistro che causò morte di Ylenia. In Cassazione confermata assoluzione

Annullata dalla Suprema Corte la sentenza in Appello che aveva riconosciuto le responsabilità di Vittorio Spada nell'incidente del luglio 2007 che causò la morte della 23enne di Alezio. Torna in auge l'assoluzione di primo grado

Il Tribunale di Lecce

ALEZIO – Un nuovo ribaltamento nel processo legato all’incidente mortale che causò la morte della giovanissima Ylenia Attanasio. A più di sei anni dal quel tragico 8 luglio del 2007, che vide la violenta fine della vita della 23enne di Alezio, a seguito di un grave incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale Gallipoli-Alezio in direzione della città bella, la vicenda processuale penale che ne è derivata sembra giunta definitivamente al termine.

Con una nuova sentenza della quarta sezione penale della Corte di Cassazione che ha annullato il deliberato della Corte d’Appello di Lecce del 27 settembre del 2012. Deliberato che, riformando in parte la sentenza di assoluzione con formula piena di primo grado, aveva in buona sostanza stabilito che era stato Vittorio Spada, 64anni di Gallipoli, a causare l’incidente all’altezza del distributore di benzina che portò alla morte della giovane ragazza che a bordo del suo scooter si stava dirigendo verso il mare.

A impugnare la sentenza del processo di primo grado (nel quale Vittorio Spada era stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”), emessa il 7 luglio del 2009 dal giudice Michele Toriello del tribunale di Gallipoli, erano stati gli avvocati di parte civile, gli avvocati Vincenzo Venneri, Matteo Speraddio e Giuseppe Della Ducata, e non la Procura.

In tali casi l’impugnazione si applica ai soli effetti della responsabilità civile. Per questo la Corte d’Appello aveva potuto solo riconoscere la responsabilità dell'imputato, assistito dagli avvocati Letizia Di Martina e Fabrizio Ferilli. Nei confronti di Spada quindi non fu emessa alcuna sentenza penale di condanna. Ma i giudici (presidente Giacomo Conte), condannarono Spada al risarcimento del danno in favore dei familiari di Ylenia, da liquidarsi in sede civile, accordando il pagamento di una provvisionale di 40mila euro al padre della ragazza, e 25mila a testa ai due fratelli.

Contro quella sentenza della Corte d’appello, che riformava dunque l’assoluzione in primo grado, Vittorio Spada tramite i suoi legali Fabrizio Ferilli e Giorgio Petrachi ha presentato apposito ricorso in Cassazione e con la sentenza del 19 novembre scorso ha ottenuto l’annullamento di quel pronunciamento di colpevolezza. Ritorna in auge dunque la sentenza di primo grado pronunciata dal giudice Toriello che aveva assolto Spada dall’accusa di omicidio colposo “perché il fatto non sussiste”. Una sentenza da sempre osteggiata dal padre della ragazza, Rosario Attanasio, che ha spesso organizzato sit-in di protesta, inviato lettere e memorie ai giudici, e promosso una raccolta di firme per invocare giustizia per la figlia Ylenia.   

“L’imputato, pur manifestando sempre grande rispetto e profondo cordoglio verso il dolore di chi ha perso un caro congiunto” scrive l’avvocato Ferilli, “esprime grande soddisfazione per l’epilogo della vicenda penale, come ultima e definitiva affermazione di verità riguardo ad una vicenda che lo ha segnato profondamente, essendo stato anche vessato mediaticamente, additato cioè come assassino su pubblici manifesti affissi in tutta la città e per mezzo di volantini distribuiti in pubblica piazza, tanto da aver dovuto difendere la propria onorabilità e rispettabilità mediante querela per diffamazione”. Le parti civili costituite , ovvero i parenti di Ylenia Attanasio, erano difesi in Cassazione dall’avvocato Luigi Pastore.

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