Incidenti stradali

Travolse e uccise con l'auto due sedicenni: sarà giudicato col rito abbreviato

A ottobre il verdetto per Jacopo Lorusso, accusato di aver guidato sotto l'effetto di cocaina e alcol, provocando così l'incidente

Il luogo in cui avvenne l'impatto.

LECCE - Si aprirà il 27 ottobre il processo nei riguardi di Jacopo Lorusso, il 33enne originario di Bari che, la notte del 20 settembre scorso, mentre percorreva la provinciale Melendugno-Torre dell'Orso alla guida della sua Seat Ibiza, finì contro lo scooter sul quale viaggiavano i due sedicenni Giorgio Sabato, di Nardò, e Alex Giuseppe Furio, di Copertino, provocandone la morte. Questa mattina, l'imputato ha chiesto e ottenuto dal gup (giudice per l'udienza preliminare) Vincenzo Brancato di essere giudicato col rito alternativo condizionato dalla perizia medico-legale depositata dal difensore, l'avvocato Michele Colaleo (del foro di Bari).

Sempre in mattinata è stata citata, come responsabile civile, l'assicurazione Generali ed è stata ammessa la costituzione di parte civile di alcuni dei familiari delle vittime (assistiti dagli avvocati Francesco Cazzato, David Dell'Atti e Speranza Faenza).

Per questa vicenda Lorusso finì dietro le sbarre, perché stando alle indagini condotte dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta, si mise al volante sotto l'effetto di cocaina e con un tasso alcolemico di 1,1 g-l, e viaggiando ad una velocità superiore ai limiti di 90 chilometri orari imposti su quel tratto di strada. In seguito all'interrogatorio, però, il gip Carlo Cazzella concesse all'automobilista il regime meno restrittivo dei domiciliari, ritenendo che la custodia cautelare in carcere fosse “eccessivamente rigida e sproporzionata”, e oltretutto incompatibile, come aveva evidenziato la difesa, alle  condizioni di salute dell'indagato.

Questi, durante il confronto col giudice, raccontò la propria versione su quel maledetto sabato sera: aveva partecipato insieme alla fidanzata a un evento musicale a Melendugno, aveva bevuto due birre, e si era messo al volante per raggiungere la villa della zia a Torre dell'Orso, dove alloggiava da qualche giorno dopo aver lavorato come animatore in un villaggio turistico della zona; mentre procedeva ad una velocità non superiore ai 90 chilometri orari, aveva accusato un malore e così era finito sul ciclomotore con a bordo i due minorenni, dopo essere rimasto abbagliato dai fari di un'auto che procedeva in direzione contraria alla sua. Insomma, stando a Lorusso, la cocaina non c'entra nulla, ne avrebbe fatto uso sporadicamente e in piccole quantità, ma non la sera dell'incidente. La “polvere bianca” riscontrata dai sanitari attraverso il test tossicologico quindi, sarebbe stata assunta da Lorusso giorni addietro. 

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