Incidenti stradali

Indagato due volte per l'incidente mortale di un 17enne: non fu responsabile

Prima si è ipotizzato che abbia provocato una turbativa provenendo da una via laterale, poi che abbia addirittura speronato la moto procedendo sulla stessa strada. Ma un 23enne ha solo assistito in presa diretta alla tragedia

TRICASE – Fermo a un incrocio, in una strada laterale, vide con i suoi occhi quel povero ragazzo volare - letteralmente -, dalla moto, e rimanere esanime per terra dopo il violento impatto contro un oleandro. Ma, non senza stupore, si ritrovò poco dopo indagato per omicidio stradale. S’ipotizzò, infatti, che avesse potuto provocare con la sua auto, una Toyota Yaris, una turbativa, di fatto concorrendo all’incidente mortale.

Al centro della vicenda, il decesso di Vito Scarascia, appena 17enne, avvenuto a Tricase il 18 febbraio del 2017, e l’inchiesta, prima chiusa con un’archiviazione, poi riaperta, infine nuovamente chiusa senza alcun addebito a carico di P.D., un 23enne, anch’egli tricasino. Alla fine, hanno concorso a fare chiarezza le testimonianze di altre quattro persone che quel giorno erano nelle vicinanze.

L'incidente e la prima indagine

Nel primo pomeriggio del 18 febbraio di quattro anni or sono, Scarascia stava percorrendo il tratto più esterno di corso Ottaviano Augusto, quando, all’improvviso perse il controllo della moto Aprilia 50 e andò prima a sbattere con la testa, con violenza, contro un ceppo di oleandro ai margini della carreggiata, per poi fare un volo di circa 11 metri, rientrando sulla strada e fermandosi al centro, ormai privo di vita. Indossava il casco, ma purtroppo non servì a nulla.

Il 23enne P.D., che era nella vicina via Tiberio, stradina laterale che s’incrocia con corso Ottaviano Augusto, vide la scena con i suoi occhi e uscì anche dall’auto, stupito e preoccupato per le condizioni del ragazzo. Gli operatori del 118 non poterono far nulla e i rilievi furono eseguiti dai carabinieri.

Iscritto il 23enne nel registro degli indagati per una possibile turbativa, l’inchiesta fu però ben presto archiviata. La Yaris, si disse, non aveva concorso in alcun modo all’incidente. Tuttavia, nel 2019, sulla scorta di una perizia di parte, l’avvocato Rocco Rizzello, in rappresentanza della famiglia del giovane deceduto, chiese e ottenne di riaprire il caso. Tanto che il pubblico ministero Massimiliano Carducci firmò la chiusura delle indagini preliminari per P.D., sulla scorta di nuovi elementi.

Una perizia e il caso si riapre

Stando alla nuova dinamica, il 23enne avrebbe percorso inizialmente lo stesso tratto di Scarascia, corso Ottaviano Augsto e, nel tentativo di sorpassarlo, l’avrebbe disarcionato dalla moto, urtando con il paraurti anteriore destro la fiancata sinistra del veicolo a due ruote. Sempre sulla scorta di questa perizia, subito dopo P.D. si sarebbe infilato nella vicina via Tiberio, parcheggiando la Yaris.

Difeso dagli avvocati Dario Malinconico e Federico Martella, il 23enne si è opposto con decisione davanti a questa ricostruzione. È vero che sul paraurti della Yaris c’era una “strisciata”, ma a quanto pare precedente e tipica di un parcheggio eseguito male, tanto più che sopra non sono stati rilevati nemmeno segni di vernice rossa della moto. Più di ogni cosa, però, sono state preziose le testimonianze di chi era quel giorno alle spalle della Yaris di P.D.. Le persone in coda, infatti, hanno spiegato che il giovane con la Yaris li aveva poco prima sorpassati su via Tiberio, per poi fermarsi all’incrocio. Insomma, non aveva mai percorso via Ottaviano Augusto. 

Sulla base di questi elementi, il pubblico ministero ha sollecitato l’archiviazione del caso e, dopo una richiesta di opposizione della controparte, il giudice Michele Toriello ieri ha sciolto definitivamente le riserve, archiviando l’inchiesta. Un vero calvario, quello vissuto dal 23enne, ma con le due contestazioni che non sono mai approdate a un rinvio a giudizio.  

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