Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca Viale de Pietro Michele

Incontro sul gasdotto, forti contestazioni: il governo subissato di fischi

In un clima piuttosto teso si è svolta la seconda assemblea pubblica sul progetto presentato da Tap. Presente il sottosegretario De Vincenti e tecnici del ministero dell'Ambiente. Tra azienda e consulenti del Comune di Melendugno è ancora scontro sui dati

Lo striscione del Comitato all'esterno delle Officine Cantelmo.

LECCE - L’incontro sul gasdotto Tap è partito tra mille contestazioni degli attivisti che si oppongono all’opera ed è stato un mezzo miracolo se la prima sessione è stata portata a termine, intorno alle 13.30. Nemmeno la ragionevole mediazione di Gianluca Maggiore, del comitato No Tap, impegnato da sempre in prima linea contro il progetto dell’infrastruttura energetica, ha sortito effetti risolutori rispetto alla veemente protesta di una parte dei presenti. “Uno, dieci, cento Valsusa” è uno slogan che per la prima volta riecheggia nella battaglia No Tap ed è anche sintomo di tentativi di nuovi protagonismi nel fronte del no.

I cittadini arrivati da Melendugno e dintorni, ma anche molti giovani di Lecce, infatti, hanno iniziato a rumoreggiare nel momento in cui, per ragioni di capienza e di ordine pubblico, le forze dell’ordine e gli organizzatori – l’assessorato alla Partecipazione della Regione Puglia – hanno interrotto l’afflusso di nell’auditorium delle Officine Cantelmo. Da quel momento il clima è diventato rovente: mentre altre persone premevano per entrare, il primo intervento, di Antonio De Giorgi, esperto e consulente del Comitato No Tap, è stato continuamente disturbato e interrotto.

Da una parte coloro che, pur riconoscendo come tardiva l'iniziativa di ascolto e di confronto promossa dalla Regione, volevano approfittare dell'occasione per sentire dal vivo la voce di Roma sulla questione, dall'altra coloro che, di fatto, volevano boicottare l'incontro. Dopo alcune concitate fasi l'ingresso è stato consentito sostanzialmente a tutti.

Presente all’incontro il vicesegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, il country-manager di Tap, Giampaolo Russo, gli esponenti del comitato No Tap, e diversi amministratori locali, a partire dal sindaco di Melendugno, Marco Potì e quello di Carmiano, Giancarlo Mazzotta che si è tolto la fascia tricolore in segno di protesta.

Appena il sottosegretario ha preso la parola, le contestazioni hanno decisamente preso il sopravvento, ma l'esponente del governo è comunque riuscito a rispondere alle domande che alcuni cittadini gli hanno posto a ritmo serrato. Molto attiva nella complicata interlocuzione anche la senatrice Barbara Lezzi, del Movimento 5 Stelle che in Parlamento è stata una delle principali antagoniste alla ratifica del trattato con Grecia e Albania.

Le dichiarazioni del sottosegretario.

De Vincenti, al termine della convulsa sessione mattutina, ha confermato che per il governo l’opera è strategica e che verrà “realizzata nelle forme migliori per il territorio. Terremo conto – ha aggiunto - dei risultati della consultazione promossa dalla Regione".

A chi gli chiedeva se regge l’ipotesi di una unificazione dei progetti tra il gasdotto Tap e quello Ig-Poseidon con approdo a Otranto, il sottosegretario ha risposto: “Prima bisogna completare la valutazione di impatto ambientale e poi si vedrà”. Sollecitato riguardo al rischio di una degenerazione della contestazione al gasdotto sull’esempio dalla Val Susa. De Vincenti ha detto:”Non c’è nessun motivo. I problemi qui si affrontano rispettando le esigenze del territorio”.

L’esponente del governo ha ribadito, su un possibile approdo alternativo a San Foca, quanto detto anche alla Camera: “Il confronto tra destinazioni è proprio uno dei compiti della procedura di Valutazione di impatto ambientale”. Sulla riconversione della centrale di carbone a Cerano, ha precisato, prima di andare via: “Sono in corso investimenti di ambientalizzazione. E’ prematuro parlarne adesso”.

La sessione pomeridiana: scontro sui dati.

La sessione pomeridiana si è svolta in un clima di maggiore serenità, sebbene non siamo mancati vivaci contraddittori, fischi e ovazioni. Con il sottosegretario De Vincenti erano presenti i tecnici del ministero dell’Ambiente, tra cui il direttore generale del dicastero, Mariano Grillo che ha scandito la tempistica di tutto l’iter della valutazione di impatto ambientale che al momento è in fase istruttoria, pronosticando per maggio-giugno la data del verdetto. Che non sarà comunque definitivo, perché poi si passa all’iter autorizzativo – che può teoricamente avere esito negativo – e, successivamente, all’intesa con la regione interessata che non dovrebbe essere un mero convitato di pietra.

Assai acceso è stato il confronto tra i tecnici che hanno redatto per conto del Comune di Melendugno il “controrapporto” e quelli della Trans Adriatic Pipeline. E’ stata una battaglia sui numeri, innanzitutto quelli relativi alle presunte emissioni in atmosfera, ma molto discussi sono stati anche gli aspetti legati al patrimonio archeologico presente nella zona interessata dal progetto sulla quale insistono mille e 900 alberi di ulivo la cui sorte, per gli attivisti del fronte del “no”, è tutt’altro che rassicurante, mentre per l’azienda non andrà perso neppure un ulivo.

L’oncologo Giuseppe Serravezza ha invitato il governo a porre come priorità, in questa come in altri vicende, la valutazione del danno sanitario. Particolarmente contestata è stata anche l’illustrazione del micro tunnel – diametro tre metri, 600 metri sulla terraferma, circa 800 in mare – che dovrebbe aggirare gli stringenti vincoli sul cordone delle dune e sulla macchia mediterranea. Un alone di mistero circonda invece la posidonia: la presenza nelle acque prospicienti San Basilio, che pare abbastanza certa, dovrebbe portare alla classificazione dell’area marina come sito di interesse comunitario e verrebbe meno l’argomentazione principale – e cioè che non ci sia quel particolare habitat marino protetto dall’Unione Europea - per la quale è stata scelta San Foca.

Ad ascoltare le opposte valutazioni è sembrato quasi che si stesse discutendo di progetti diversi e non può essere un confronto comunque caotico come quello di oggi a chiarire del tutto i dubbi. Anzi, semmai gli interrogativi sono aumentati. I tecnici regionali e ministeriali avranno da lavorare parecchio per giungere ad una valutazione completa ed è stato detto più volte che verranno richieste diverse integrazioni al progetto presentato da Tap.

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