Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Presunte pressioni nel rinnovo dei vertici Bcc. Undici indagati per tentata estorsione

Novità nell'ambito dell'inchiesta sulle anomalie durante le elezioni del cda della Banca di credito cooperativo di Terra d'Otranto. Sono 11 gli iscritti nel registro degli indagati, fra cui due individui ritenuti vicini al clan Tornese. Tutto è partito a maggio, con il blitz dei carabinieri del Ros. Il 2 luglio, una perizia sui computer

La sede della filiale di viale Leopardi.

LECCE – Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Questa l’accusa nei confronti degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti pressing, durante il rinnovo del consiglio di amministrazione del Credito cooperativo Terra d’Otranto, in occasione del rinnovo delle cariche sociali, avvenuto il 4 maggio maggio.

Undici i nomi iscritti nel registro degli indagati, otto quelli delle parti offese. Ad aver ricevuto un avviso di garanzia, anche alcune persone ritenute vicine allo storico clan mafioso Tornese di Monteroni di Lecce, diversi con condanne. Questi potrebbero, infatti, aver esercitato pressioni su diversi soci, per convincere loro a sostenere la candidatura del nome che ha poi vinto la competizione.

In cima alla lista c'è il presidente dell'istituto bancario, Dino Mazzotta, 38enne di Carmiano. Fra i nomi di spicco, anche quello di suo fratello, Giancarlo Mazzotta, 44enne, sindaco di Carmiano.

Indagato anche Gianni Mazzotta, 48enne di Monteroni di Lecce, noto ai più come "Gianni Conad", una condanna per traffico di stupefacenti e un partimonio di supemercati confiscato. Compaiono, ancora, Alessandro Caracciolo, 51enne di Monteroni di Lecce, fratello della moglie del boss Mario Tornese; Ennio Capozza, 49enne di Lecce, funzionario di banca; Tommaso Congedo, 38enne di Monteroni di Lecce, direttore di filiale; Luciano Gallo, 45enne di Martano.

Fra gli altri, anche Saulle Politi, 41enne di Monteroni di Lecce, al momento sotto inchiesta anche per un'altra operazione, "Poker2", e già condannato per associazione mafiosa; Cosimo Salvatore Franco, 54enne di Carmiano, direttore di filiale; Maria Grazia Taurino, 49enne di Carmiano, funzionaria di banca; Emanuele Sperti, 31enne, imprenditore carmianese.

Il prossimo 2 luglio, intanto, la Procura di Lecce eseguirà un accertamento irripetibile sui pc di alcuni degli indagati. Si tratta di una perizia, da parte dei consulenti tecnici, nella quale saranno esaminati su base scientifica, i dati estrapolati tra la documentazione. Un mese addietro, infatti, scattò il blitz dei carabinieri della compagnia di Campi Salentina, guidata dal maggiore Nicola Fasciano, e dei colleghi del Ros di Lecce, il Raggruppamento operativo speciale, diretto dal colonnello Paolo Vincenzoni.

A cominciare dal 13 maggio, giorno della prima “visita” da parte dell’Arma, l’attività fu eseguita non soltanto nella filiale centrale della banca, in viale Leopardi, nel capoluogo salentino, ma anche nelle succursali di Carmiano, Borgagne e Monteroni di Lecce. In quella prima fase investigativa, gli inquirenti rilevarono dati e documentazione sia cartacea, sia digitale. L’indagine prese piede a seguito di un esposto presentato presso la Dda di Lecce.

Due settimane prima, durante il consiglio tra i componenti del cda della banca, fu riconfermato il nome del presidente uscente, Dino Mazzotta, oggi indagato, e fratello del primo cittadino di Carmiano, Giancarlo, anch’egli finito nel fascicolo del gip del Tribunale di Lecce. Qualcuno ha, dunque, sollevato il dubbio che tra i soci, possano essere state esercitate diverse pressioni, per favorire la lista del portavoce uscente. Quest’ultimo, riconfermato con mille e 525 voti, ha battuto l’altro candidato, Giulio Ferreri Caputi, sempre carmianese, che di preferenze ne ha invece ottenute 525. Poi, una nuova tornata di controlli, scattò il 27 maggio, a circa due settimane di distanza.

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