Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca Botrugno

Indagati per resistenza, ma non ci stanno e contrattaccano: "Abbiamo subito abusi"

Tre persone di Botrugno hanno ricevuto la conclusione delle indagini preliminari per una rocambolesca vicenda che risale a quattro anni or sono, verificatasi a Castro Marina. Furono fermati dalla polizia e dopo intervennero anche i carabinieri

LECCE – Una rocambolesca vicenda, che risale a quattro anni or sono, è tuttora al vaglio della Procura di Lecce, con fascicolo nelle mani del pubblico ministero Donatina Buffelli. Protagoniste, tre persone residenti nella zona di Botrugno: Luca Piccinno, 28enne, suo zio Flavio Piccinno, 45enne e Francesco Stragapede, 28enne, ma anche agenti di polizia e militari dell’Arma. I primi tre hanno ricevuto nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per concorso in resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto d‘identificazione, ma zio e nipote, non accettando la ricostruzione dei fatti, hanno chiesto e ottenuto di essere ascoltati dal pm. E ora si potrebbe prospettare un’appendice all’inchiesta.

Per comprendere bene i fatti, è bene ripercorrere le fasi di quanto si presume sia avvenuto quella notte, con le due diverse versioni, quelle delle forze dell’ordine e quella degli indagati.

Era, dunque, il 30 maggio del 2009. Intorno alle 2,25, a Castro Marina, durante un controllo del territorio, una volante di polizia del commissariato di Otranto avrebbe annotato nella propria relazione di servizio che un giovane stava cercando di abbattere un segnale stradale. Motivo che avrebbe dato seguito a un controllo. La persona in questione, avrebbe riferito di essere sprovvista dei documenti. Nel frattempo, sarebbe giunto anche un conoscente, a sua volta senza documenti, ed entrambi sarebbero stati comunque invitati a fornire le generalità. Dichiarate solo dopo varie insistenze e aggiungendo d’essere di Botrugno.

Ma la notte era ancora lunga e nel frattempo, infatti, sarebbe sopraggiunta una terza persona che, stando alle relazioni, avrebbe gridato all’indirizzo dei poliziotti “Questo è un abuso di potere, non date i nomi, come si permettono di fermare le persone, io sono un avvocato famoso, ci siti vui, mi dovete dare i nomi”.

Nel trambusto generato dalla vicenda, gli agenti avrebbero richiesto l’ausilio della radiomobile dei carabinieri e, nell’attesa, avrebbero nel frattempo invitato anche la terza persona a declinare le proprie generalità. Anche questi, però, si sarebbe opposto, continuando a inveire con espressioni colorite, seguito da uno dei due giovani precedentemente fermati, il quale avrebbe anche mollato un pugno e un calcio sull’auto di servizio.

Gli agenti di pattuglia avrebbero annotato, dunque, d’essersi allontanati di circa una trentina di metri, precisando che le tre persone sarebbero salite nella loro auto e si sarebbero portati dietro di loro, continuando a imprecare e minacciando di fotografarli e denunciarli.

In tutto questo, si sarebbero fatte le 3 del mattino, e a quell’ora sarebbe sopragiunta la pattuglia dei carabinieri dipendenti dalla compagnia di Tricase ai quali la terza persona avrebbe consegnato la propria patente di guida. Salvo poi vedere il documento consegnato a sua volta ai poliziotti, arrivando così per giunta a strapparlo di mano, dicendo: “La patente l’aggiu data ai carabinieri e non alla polizia”.

Gli indagati, come detto, non si sono identificati nella ricostruzione dei fatti e i due parenti, in particolare, dopo essersi rivolti all’avvocato Sergio Santese, hanno chiesto e ottenuto di essere interrogati il 16 aprile scorso dal pubblico ministero al quale, in particolare, avrebbero riferito che la telefonata d’emergenza al 112 fu effettuata da Flavio Piccinno, tramite il suo telefono cellulare, e non dalla polizia, chiedendo che fosse accertata tale circostanza ed eventuali abusi subiti, puntualizzando che, prima del sopraggiungere dei carabinieri, la pattuglia del commissariato avrebbe tentato di dileguarsi, non riuscendovi per via del loro pedinamento. E adesso starà al pm verificare tutti i fatti. Per ora, stretto riserbo sul proseguimento delle indagini. 

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