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Indagato per tentata violenza sessuale si ripresenta alla guardia medica

L'episodio a Taviano, la dottoressa ha chiamato la vigilanza. Il presidente De Giorgi: "Prioritaria la sicurezza delle strutture"

TAVIANO – Provvedimenti non ve ne sono. Anche perché, di sostanziale, non è accaduto nulla. Ma suscita comunque molta inquietudine – e per tutta una serie di questioni ben espresse da Donato De Giorgi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Lecce - l’episodio della tarda mattinata di ieri, quando un uomo ha tentato di fare ingresso nella sede della guardia medica di Taviano.

Il soggetto, però, almeno inizialmente è rimasto al di fuori, con la grata chiusa, perché è stato riconosciuto come il 42enne di Racale già indagato per tentata violenza sessuale ai danni di una dottoressa in forza proprio presso lo studio di via Sant’Antonio. Al lavoro c’era una sua collega. E l'altra differenza è che il 3 marzo scorso, il giorno della visita che portò alle indagini dei carabinieri e alla successiva denuncia, fu lo stesso uomo a richiedere un controllo a domicilio. Questa volta, invece, si è presentato di persona.

E’ stato un arrivo, quello del 42enne, che di sicuro ha lasciato molto perplesso chi era all’opera nel giorno del 1° maggio, tanto da chiamare la centrale operativa dell’istituto di vigilanza La Folgore. Si è ritenuto che non si potesse procedere a una visita senza l’adeguata scorta di un vigilante, che pur rimanendo discretamente all’esterno, fosse pronto a intervenire in caso di necessità. La guardia giurata ha così raggiunto il luogo, annotato tutto l’episodio, e ha atteso. Anche perché sembra che l'uomo abbia pur infilato una mano nella grata, nel tentativo di cercare una chiave o trovare un meccanismo che sbloccasse l'accesso.

Pur lasciando trasparire nervosismo alla vista dell’uniforme, alla fine l’uomo è entrato nello studio, s’è lasciato visitare senza problemi, ed è uscito. Ma quando se n’è andato, s’è fatta un’altra scoperta nelle vicinanze. Per terra c’era un preservativo che non era notato prima dal vigilante. E che nemmeno la dottoressa aveva visto, nei minuti d’attesa. Tutta la vicenda è stata segnalata alla stazione dei carabinieri di Taviano dall’istituto. Mentre la dottoressa ha stilato rapporto al suo diretto superiore sull’arrivo.

De Giorgi: "Dare priorità alla sicurezza"

“E’ qualcosa di già vissuto che ci spinge ad alcune riflessioni, non tanto per il fatto in sé, poiché questa volta non è accaduto nulla, ma sulla situazione generale delle guardie mediche”, commenta il presidente  De Giorgi, interpellato sulla vicenda. “Ci sono una serie di persone che soffrono di disagi psichici, fisici, sociali che si aggirano presso le guardia mediche e di cui dovrebbero farsi carico altre strutture”.

“Questa persona è stata già protagonista del fatto eclatante di marzo, ma di situazioni di pericolo se ne vivono diverse. La sicurezza nelle guardie mediche e di chi opera in prima linea è un problema grosso”, spiega De Giorgi. “E anche se l’Asl ha già portato avanti azioni specifiche, dal punto di vista tecnologico siamo ancora lontani dall’obiettivo”. Insomma, di strada ce n’è da fare tanta: sedi a norma, più videocamere, tecnologie che pure già esistono ma che non sempre vengono impiegate.   

“Sullo sfondo – spiega ancora il presidente dell’Ordine – c’è il ruolo stesso della guardia medica. I colleghi ci segnalano anche e soprattutto la scarsa dignità del lavoro. Si parla tanto della chiusura dei punti di primo intervento, per esempio, ma la nostra idea è che la guardia medica debba essere riprogettata una visione diversa del territorio”. E qui, De Giorgi riprende i fili del discorso già fatto nel corso dell’assemblea di aprile, in cui ha stilato un bilancio dei primi cento giorni dal suo arrivo alla presidenza, proponendo gli obiettivi per il futuro.

“Deve esistere – prosegue, illustrando meglio il concetto - una continuità assistenziale anche fisica con medicina generale e con le strutture diagnostiche”. Insomma, un sistema da rivedere nel complesso tenendo conto che, per la sua visione, “l’obiettivo non è il risparmio, ma spendere meglio i soldi pubblici, in relazione alla criticità del territorio”. Ecco perché per le guardie mediche De Giorgio intende farsi portavoce dell’esigenza di “dare funzionalità ed efficienza: è quello che chiedono i colleghi, per non arrivare allo svilimento della professione”.

Tornando al caso di oggi, però, forse prima ancora di arrivare all’integrazione fra strutture, ritiene che fra le priorità vi sia la sicurezza. “L’episodio ci induce a una riflessione: non si sa mai come persona possa agire, magari in maniera compulsiva, diversa. Ma non bisogna attendere che ci scappi il morto o che accada un evento grave. E’ risaputo come esista una serie di personaggi che vaga attorno a strutture come le guardie mediche, sempre alla ricerca di qualcosa. E capita che si ritrovi un collega da solo, di notte. Magari una donna, in una sede poco protetta”.  

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