Misteriosa morte di un detenuto, la famiglia: “Ora verità per Cesario”

Il decesso nel giorno dell'Immacolata, nell'ospedale di Taranto. Il 31enne era stato arrestato per rapina anni fa. Avvertenza: all'interno dell'articolo, immagini che potrebbero urtare la sensibilità dei lettori

Foto di archivio (@TM News/Infophoto)

LECCE – Il torcicollo della memoria viaggia a ritroso, tra le pieghe della cronaca italiana, in direzione del controverso “Caso Cucchi”. Nessuno si augura che accada un’altra vicenda simile.

Ma c’è una storia amara, tutta salentina, sfumata e intrisa di analogie con la morte di Stefano, sulla quale ora una famiglia intende vederci chiaro, per avere risposte su quelle ferite e quell’impietosa trascuratezza che non gli hanno lasciato una seconda possibilità. Un buco nero in una vicenda che prende il via nell’autunno scorso e si conclude con la misteriosa morte di Cesario Antonio Fiordiso, un 31enne di San Cesario di Lecce, arrestato anni prima  per rapina in concorso.

Dopo un ultimo colloquio avuto nel carcere di Borgo San Nicola, nel capoluogo salentino, ad ottobre, i suoi famigliari lo hanno rivisto che era ormai in coma. Fino a quando, nel giorno dell’Immacolata, il ragazzo è spirato presso il reparto di Rianimazione dell’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Taranto.

Senza che i suoi parenti abbiano potuto parlargli, e conoscere la verità. Ora rompono il silenzio, e si affidano a uno dei massimi esperti in Italia di casi di malasanità, l’avvocato Paolo Vinci, del Foro di Milano che, assieme al collega Pantaleo Cannoletta del Foro di Lecce, cercherà di “zoomare” sulla prematura morte del detenuto. I legali della famiglia Fiordiso (gli stessi che hanno tenuto a divulgare le immagini toccanti che seguono, ndr) , infatti, hanno chiesto alla Procura della Repubblica di Taranto di fare chiarezza. Dopo il decesso, il caso sembra essere stato rinchiuso in un cassetto, e i pochi elementi a disposizione non appagano i parenti del 31enne. A portare avanti la battaglia giudiziaria è la zia paterna di Cesario Antonio, Oriana Fiordiso. L’attività condotta dai due legali della famiglia sarà, in un certo senso, “trasversale”: poiché le condizioni cliniche, e fisiche, in cui era ridotto il 31enne non innescano soltanto i sospetti su un ipotetico caso di presunta malasanità.

Ma potrebbero anche dilatarsi, a centri concentrici, verso altri aspetti: non si può infatti escludere, almeno in questa fase, che il 31enne possa essere stato aggredito. Si tratta chiaramente soltanto  di frammentarie "finestre" che si affacciano sul buio investigativo, ma resta ora da chiarire che cosa sia avvenuto, e perché, nell’arco di un mese: nelle ore in cui Cesario è stato trasferito dal carcere di Lecce a quello di Taranto. Con una tappa intermedia nell’istituto penitenziario di Asti, per poi fare ritorno nuovamente in quello della città ionica.

La zia di Cesario si reca almeno ogni 15 giorni a trovare il figlio di suo fratello durante i colloqui in carcere. L’ultima volta che lo ha visto in vita, a fine settembre, è andata a trovarlo in compagnia dei suoi figli, i cuginetti del 31enne. Poi, dopo pochi giorni, la moglie di un altro detenuto con la quale è in contatto le riferisce che a Cesario deve essere accaduto qualcosa di strano, perché negli spazi comuni dell’istituto di pena non si vede ormai da diversi giorni. OrnellaIMG-20160316-WA0012-4, preoccupata, si presenta a Borgo San Nicola, ma il personale la rassicura sul fatto che il 31enne si trova al “Vito Fazzi” per dei normali controlli.

Poi, però, le riferiscono che in realtà è stato trasferito nel nosocomio tarantino per ulteriori accertamenti medici. Da lì, finisce in cella nella città piemontese, poi ancora a Taranto. Il tutto, a detta della donna, senza che le varie strutture abbiano mai comunicato con la famiglia. Avrebbero sempre rassicurato i parenti, ma senza mai informarli di quanto stesse in realtà accadendo. Infine, il 21 ottobre, la comunicazione maledetta al padre del ragazzo: “Suo figlio è in fin di vita”.

Parte la corsa verso il carcere di Taranto, per farsi rilasciare l’autorizzazione alla visita al 31enne, che è ricoverato ma pur sempre piantonato. All’arrivo della donna, il quadro clinico di Cesario è sconcertante: “Ha avuto un crollo epatico, forse per abuso prolungato di psicofarmaci”, le dicono. E non è tutto. Il 31enne sarebbe anche stato colpito da una setticemia a più organi, un blocco renale forse dovuto allo stato di disidratazione. “Oltre a una malnutrizione, al 31enne che si trova in sala operatoria con gli organi seriamente compromessi, riscontrano anche delle sospette lesioni cerebrali, e intercostali”, dichiara Oriana. Alle quali si sommerebbero, sempre a detta della donna, anche degli evidenti segni sul capo, dove è presente un vistoso rigonfiamento, all’altezza della gamba e del  costato.

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Nonostante uno stato davvero preoccupante, il 31enne sembra riprendersi timidamente per poco, pochissimo tempo. Per poi spirare l’8 dicembre. Senza che abbia potuto raccontare che cosa sia successo.  “Ora voglio delle risposte chiare”, dichiara Oriana Fiordiso. “Capire che cosa è successo, e perché mio nipote non ha ricevuto tutte le cure sanitarie adeguate. Non è normale che, nel giro di appena un mese e mezzo, il corpo di un 31enne si riduca così. Qualcosa sarà accaduto. Qualcuno mi spieghi perché la famiglia non è stata avvisata per tempo”, sono le parole di una donna piegata dal dolore, alla ricerca di una verità.

Sostenuta dai suoi due legali, ora confida nell’accoglimento da parte del gip di Taranto, affinché faccia tutto il possibile per far emergere, fase dopo fase, i motivi che hanno condotto una giovane vita a un simile declino. Nella giornata di ieri, intanto, per riesumare dal dimenticatoio la vicenda, rimasta nell’oblio per oltre tre mesi, l’ateneo leccese ha organizzato un incontro alla presenza di docenti, associazioni e studenti universitari, nel quale è stata chiesta a gran voce giustizia per Cesario.

Il procedimento penale che per il momento è a carico di ignoti, vede l’ipotesi di omicidio colposo. Ora si attende la data di udienza camerale, dopo la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, senza che sia stato eseguito l’esame autoptico. Verifiche da effettuare con urgenza anche sulla scorta di quanto dichiarano i legali della famiglia: “Sarebbe stato assolutamente fondamentale accertare come sia stato possibile che un detenuto sia giunto in ospedale affetto da Stato settico in paziente con polmonite a focolai multipli bilaterali. Diabete tipo 2. Grave insufficienza renale. Tetraparesi spastica” decedendo, in seguito a queste gravissime condizioni, di lì a poche settimane”.

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