Duplice omicidio: autopsia sui corpi delle vittime, perquisizioni nelle case

Indagini a tamburo battente, nel massimo riserbo della Procura, per stanare l’assassino di Daniele ed Eleonora. Ancora nessun indiziato. In mattinata l’esame autoptico, i funerali a Seclì rinviati

I carabinieri del Ris nella palazzina.

LECCE – Controlli e perquisizioni, in mattinata, in diversi luoghi del Salento. Ma lo zoom è puntato soprattutto sulla zona tra Seclì e Aradeo. Gli uomini del Nucleo investigativo del comando provinciale stanno effettuando verifiche su alcuni cittadini e setacciando luoghi e abitazioni. Un passaggio inevitabile, una prima scrematura per cercare di stringere il cerchio attorno al responsabile e individuare possibili piste percorribili. Ancora nessun indiziato, ma le indagini si fanno sempre più blindate. La Procura della Repubblica di Lecce, al lavoro da quasi 48 ore per risolvere il duplice omicidio avvenuto lunedì sera nel capoluogo salentino, è al momento un fortino inespugnabile. Dagli uffici di viale De Pietro, massimo riserbo. Diversi gli elementi investigativi che mancano all’appello per scalfire la complessità di uno dei casi più assurdi delle cronache locali: quello che ha visto la morte del 33enne Daniele De Santis, noto arbitro di calcio di serie C e della sua compagna, Eleonora Manta, 30enne di Seclì. Ammazzati senza pietà nel condominio in cui vivevano.

Non vi sarebbe ancora traccia della lama utilizzata dal pluriomicida, per esempio. Ma già nel corso giornata diversi pezzi del puzzle investigativo potrebbero cominciare a incasellarsi. Nel corso della mattinata è stata infatti eseguita l’autopsia sui corpi delle due vittime, come disposto dal sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini, titolare del fascicolo di indagine. L’accertamento autoptico, eseguito dal medico legale Roberto Vaglio (in sostituzione del collega Alberto Tortorella, al quale era stato inizialmente conferito l’incarico, ndr), ha messo in luce alcuni aspetti.

Sul corpo del 33enne sono emersi, per cominciare, dei tagli molto profondi. Lesioni riscontrare su braccia e petto e poi altri tre, forse quattro colpi mortali inferti all’altezza del torace con brutalità e violenza senza precedenti. In un primo istante, al momento dell’ispezione cadaverica esterna effettuata direttamente sul luogo del delitto, non era stato possibile accertare il numero dei fendenti con precisione. Di sera, in un condominio non perfettamente illuminato, gli investigatori hanno preferito non rischiare di alterare o inquinare possibili reperti presenti sul luogo dell’omicidio.

Resta il mistero del nome udito da qualcuno. Se qualche nome è stato pronunciato sulle scale della palazzina in via Montello, non è detto che fosse quello dell’assassino. O forse sì. Questo aspetto poco chiaro, di cui non si fa che parlare in città, non è stato ancora sviscerato: si sarebbe potuto trattare di una richiesta di aiuto. Potrebbe essere stato dunque pronunciato da parte delle vittime per un ultimo, disperato sos a un inquilino che, effettivamente, risponde a quel nome, che ha contattato le forze dell'ordine e che era sul posto al loro arrivo. Colui che ha visto tutta la fase finale dell'aggressione. O, come ipotizzato in un primo momento, potrebbe essere parte dell'identità dell'omicida fuggito, chiamato magari per nome perché conosciuto dalla coppia. Ancora buio pesto sulla ricostruzione di questo dettaglio. 

L’efferatezza con la quale è stato colpito l'arbitro, tanto da provocargli profonde lacerazione all’addome, evidenzia ulteriori tratti inquietanti della psicologia del pluriomicida.  Eppure Daniele, trovato riverso a pancia in giù, ha cercato una fuga dopo la colluttazione e conosceva con ogni probabilità l’assassino. E quest’ultimo deve essersi “impegnato” per organizzare un delitto premeditato nel quale non sembrerebbe aver lasciato spazio alla casualità. Ha utilizzato molta accortezza nel muoversi: non soltanto lasciando il proprio veicolo sicuramente a molta distanza dal condominio di via Montello. Gli inquirenti cercano un’auto, più che una moto. Ma, soprattutto, appare evidente la precisione chirurgica con cui è stato attento a scansare il campo visivo delle telecamere. Prima di agire, deve aver effettuato un accurato sopralluogo, memorizzando la mappatura delle videocamere presenti.

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Diverse quelle individuate dai carabinieri del comando provinciale in tutta l’area circostante. A breve saranno utilizzati anche i dispositiv installati dal Comune di Lecce. Non si svolgeranno più domani, come inizialmente previsto, i funerali dei due fidanzati, a Seclì, paese di provenienza della 30enne. Il medico legale, infatti, dovrà proseguire almeno domani nell'autopsia e non è escluso un ulteriore accertamento venerdì. Quindi, è probabilmente fra venerdì pomeriggio e sabato mattina che le salme saranno restituite alla famiglia, per il rito funebre, previsto nella chiesa Madre del piccolo comune, alla presenza dei famigliari e degli amici della coppia, straziati e increduli. Come, del resto, l’intera comunità del Salento.

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