Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Indagini per il gasdotto Tap nei fondali. I pescatori interpellano l'Arpa

La cooperativa il "Delfino" si rivolge all'agenzia regionale per verificare lo stato dell'ecosistema ed eventuali danni". Il comitato "No Tap" elenca gli incidenti "causati dall'attività illegittima delle imbarcazioni sotto costa"

LECCE – Le prospezioni in mare, al largo di Otranto, per la realizzazioni del gasdotto Tap con approdo a San Foca, non solo sarebbero state "irregolari", ma addirittura dannose per le attività di pesca della zona marittima interessata. Una doppia denuncia firmata comitato "No Tap" e cooperativa il "Delfino" che arricchisce la saga del gasdotto di un nuovo capitolo. Appena ieri, la coop di pescatori otrantini, già alle prese "con la conta dei danni" ha richiesto l'intervento di Arpa Puglia per verificare "lo stato del fondale e dell'ecosistema, dopo la levata delle ancore delle navi dalle acque interessate alle prospezioni".

Il presidente pro-tempore dell'associazione, Giovanni Dematteis, ha deciso di prendere in mano la situazione, chiedendo una verifica sui presunti danni al fondale marino, anche alla luce degli incidenti che si sarebbero verificati al'inizio del nuovo anno. Incidenti che nelle denunce, sarebbero legati alle attività di ispezione delle imbarcazioni realizzate in condizioni di "illegittimità". Cioè "senza rispettare le indicazioni fornite dalla Capitaneria di porto di Otranto".

Nel dettaglio, l'ordinanza 72/2013 ha autorizzato la Trans Adriatic Pipeline ad iniziare le prospezioni, cioè le indagini di tipo geofisico, geotecnico e magnetometrico propedeutiche al rilascio della Via (valutazione d'impatto ambientale), utilizzando quattro navi: Geosund, Geocat, Bucentaur e Odin Finder. Nella denuncia del referente del comitato "No tap", Gianluca Maggiore, al lavoro si sarebbe messa però la sola Geosund, che avrebbe provocato "non pochi problemi per i pescatori di San Foca, i quali hanno denunciato danni alla propria attrezzatura a causa dei ripetuti avvicinamenti sotto costa dell'imbarcazione".

"La stessa ordinanza 72/2013 verrà poi sospesa, e sostituita da una nuova ordinanza, la numero 2/2013 che permette la bonifica bellica, autorizzando una sola nave, la Geosund appunto, a lavorare solo nelle ore di urne, per ovvi motivi di sicurezza", racconta il referente.

Le operazioni di ricerca e segnalazione di residui bellici, per ovvi motivi di sicurezza dovevano effettuarsi in aree sgombre dalla presenza di natanti, e seguendo un programma. La calendarizzazione delle attività, invece, non sarebbe stata inviata ai pescatori "che hanno continuato a scontrarsi con questo gigante del mare che lavorava sotto costa".

L'imbarcazione avrebbe operato in orari notturni (quindi non consentiti, secondo gli esponenti del comitato). E creato "molti problemi ai pescatori che non riuscivano ad perchè la nave trainava con la gru l'impianto immerso in mare", puntualizza Maggiore.

Nella notte fra l'1 e il 2 gennaio si sarebbe verificato il primo incidente: "La Geosund pericolosamente vicina, ha strappato la rete di un pescatore della cooperativa Folgore,che ha presentato denuncia. - spiega il portavoce del gruppo - Il giorno 11 gennaio ha distrutto mille e 500 metri di reti di un affiliato della cooperativa "Delfino" che da terra ha visto la nave avvicinarsi proprio dove lui aveva calato le reti di fronte a Punta Cassano. Il pescatore ha allertato la Capitaneria di porto che ha intimato alla Geosund di allontanarsi ma era già troppo tardi. Il giorno dopo si è verificato il danno che ammonta a più di 3mila euro". Sarebbe scattata, quindi, la seconda denuncia da parte di quest'ultimo pescatore.

Ma è nel mese di febbraio che si sarebbe verificato "il peggio": "Nella notte fra il 6 e il 7 febbraio la Geosund, infrangendo l'ordinanza, ha lavorato sotto costa senza nessun preavviso, in quei giorni una seconda nave, la Bucentaur si era avvicinata nell'area dei lavori, rimanendo comunque lontana. La notte del 7 febbraio la Bucentaur ha piantato la sua trivella a 500 metri da Punta Cassano, rimanendo in zona per 4 giorni, senza che nessuno intervenisse".

Secondo gli esponenti del comitato, la Bucentaur non avrebbe avuto nessun tipo di autorizzazione a operare, "visto che l'ordinanza che la menzionava era stata sospesa dall'ordinanza 2/2013(bonifica bellica) che comunque prevedeva operazioni solo di giorno".

L'unica conseguenza della segnalazione fatta dagli ambientalisti, sarebbe stata "la scomparsa dell'ordinanza 2/2013 dal sito ufficiale della Capitaneria di porto". Lo stesso sindaco di Melendugno, Marco Potì, allertato dal comitato, ha poi presentato una richiesta ufficiale di chiarimenti.

Ed è in questa assenza di notizie che si è insinuata la richiesta di intervento all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, al fine di verificare i presunti danni provocati dalle attività di prospezione.

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