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Giovedì, 30 Giugno 2022
Cronaca Squinzano

Indebite percezioni, accusa infondata per due laboratori d’analisi

Prosciolti perché il fatto non sussiste, prima ancora della fine del processo, i titolari dei centri, operativi a Squinzano. Disposto il dissequestro di somme per oltre 250mila euro

SQUINZANO - Hanno ottenuto il proscioglimento nel bel mezzo del processo Domenico Di Pierro, 78 anni, e Anna Rosa Giangrande, 73, accusati, nelle vesti di titolari di due centri analisi operativi a Squinzano, di aver beneficiato, senza averne i requisiti, di somme messe a disposizione dalla Asl di Lecce e dalla Regione Puglia per le branche specialistiche, per una cifra complessiva vicina ai 300mila euro.

Ma tutte le accuse sono cadute nel dibattimento che ancora doveva concludersi con l’ascolto di 18 testimoni (tre delle parti civili e 15 della difesa).

Gli avvocati degli imputati, Paolo Spalluto e Alberto Pepe, certi che fosse già emersa la prova della loro innocenza, hanno sollecitato la Corte a emettere una sentenza “anticipata” di proscioglimento “perché il fatto non sussiste”. A pronunciare il verdetto, dopo tre ore di camera di consiglio, è stato il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Lecce presieduto dal giudice Stefano Sernia (a latere, i colleghi Edoardo D’Ambrosio e Bianca Maria Todaro) che ha disposto anche il dissequestro delle somme “congelate” nell’ambito del procedimento in cui era contestato il reato di indebite percezioni ai danni dello Stato: circa 215mila euro per il laboratorio Di Pierro e 40mila circa per il laboratorio Giangrande.

Secondo l’inchiesta, l’Azienda sanitaria, e con questa la Regione Puglia, avrebbero subito un danno avendo destinato parte del budget erogato periodicamente per le branche specialistiche ai due centri, sulla scorta di autocertificazioni dove sarebbe stato indicato un numero di sezioni superiore a quello reale. In questo modo, al laboratorio Di Pierro sarebbe stato versato l’importo di 214 mila euro (35.620 per il 2010, 60.280 per il 2011, 59.360 per il 2012 e 58.800 per il 2013) e al Giangrande, quello di 62.420 euro (15.605 euro per ogni anno dal 2010 al 2013).

Stando alle indagini, inoltre, gli imputati cercarono di beneficiare di altri importi per l’anno 2014, senza riuscirci a causa dei controlli amministrativi effettuati dal competente ufficio della Asl: 49.860 euro, Pierro, e 15.605 euro, Giangrande.

Grande soddisfazione è stata espressa dai difensori che hanno così commentato: “Un processo come questo dovrebbe essere l'occasione propizia per rivedere e dare una rilettura critica allo strumento del sequestro preventivo che a volte spazza via la presunzione di innocenza. Mai come in questo caso si rileva l'inefficienza di interventi patrimoniali punitivi preventivi che rischiano di mettere economicamente in ginocchio le aziende. I laboratori Di Pierro e Giangrande, a causa del sequestro hanno subito danni ingenti con l'automatica chiusura all'accesso bancario e con il disdoro che ha provocato nell'opinione pubblica la notizia di questi presunti guai giudiziari. Alla fine si é dimostrato che i Laboratori non solo non hanno frodato ma hanno eseguito rilevanti prestazioni extra budget, ossia al di sopra del tetto di spesa rimborsabile.Tanto a tacere della circostanza che al principale accusatore (un laboratorio di Gallipoli) é stata concessa la possibilità di costituirsi parte civile anche contro le società in pacifica violazione del dettato della Corte di Giustizia UE che fin dal 2012 aveva ritenuto l'inammissibilità di detto tipo di costituzioni. Ed alla fine é arrivata una assoluzione non - come di regola - all'esito ed alla fine del dibattimento ex art. 530 del codice di procedura penale, ma a circa metà dello stesso utilizzando la norma (129 del codice) che impone il proscioglimento per evidenza della non colpevolezza”.

Erano parte civile al processo, la Asl di Lecce con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia e il titolare di un centro di analisi di Gallipoli, con l’avvocato Lorenzo Laudisa.

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