Infiltrazioni mafiose, Maruccia agli amministratori: “Rompete il silenzio. Denunciate”

Il procuratore generale alla cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario: "Anche quest’anno le indagini non sono partite dalle segnalazioni di amministratori o imprenditori"

LECCE - “Quando sospettate qualità criminali e pericolosità dell’interlocutore, segnalate! denunciate i tentativi di infiltrazione”, è questo l’appello lanciato a sindaci, assessori e dirigenti amministrativi degli enti locali dal procuratore generale Antonio Maruccia, davanti alla platea riunita nell’aula magna del tribunale di viale Michele de Pietro, questa mattina, in occasione della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Il procuratore ha sottolineato come anche quest’anno, così in passato, le indagini non siano state avviate sulla scorta di segnalazioni degli amministratori o degli imprenditori ma che i procedimenti penali e poi i provvedimenti amministrativi di interdizione o di scioglimento siano partiti d’ufficio o da attività di altro tipo.

Secondo il magistrato, non è casuale che i decreti di scioglimento dei consigli comunali zone geografiche di influenza dei maggiori gruppi criminali la cui caratura mafiosa è quasi notoria, oltreché attestata da sentenze passate in giudicato.

Da qui l’esigenza di lanciare, chiaro e forte, questo messaggio: “Tutti insieme dobbiamo rompere il parallelismo di silenzi, dei privati che non denunciano le estorsioni e degli amministratori che non denunciano le infiltrazioni”.

Per Maruccia, fa ben sperare la nuova generazione di amministratori, ma è innegabile l’esistenza del problema, ecco perché ha esortato la classe dirigente degli enti locali a tenere lontano dalla cosa pubblica, persone e imprese riconducibili alla criminalità. Una criminalità che continua, nonostante sia stata indebolita dall’azione della magistratura, a fare affari soprattutto con le sostanze stupefacenti, mercato alimentato da una grande domanda, soprattutto di cocaina, e con le estorsioni.

Quanto alle “droghe leggere”, è scoraggiante il dato segnalato dalla Procura minorile di Lecce che indica una maggiore frequenza e precocità del loro uso da parte di minori: 105 i casi nel periodo esaminato (dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019).

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