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Cronaca Racale

In preda al senso di colpa, confessò un omicidio commesso nel 1994: condannato a 16 anni

La sentenza è stata emessa oggi, all'esito del processo abbreviato, nei riguardi di Angelo Salvatore Vacca, 55enne di Racale, per la morte di Claudio Giorgino, di cui lo stesso fece ritrovare i resti in un pozzo

RACALE - Arriva il verdetto sull’omicidio di Claudio Giorgino, un ragazzo di Taviano di cui si persero le tracce a fine agosto del 1994 e i cui resti furono ritrovati 25 anni dopo in un pozzo nelle campagne di Matino, su indicazione dello stesso assassino, Angelo Salvatore Vacca, 55enne di Racale. La condanna è di 16 anni di reclusione, più il pagamento immediato di 300mila euro (il resto del risarcimento del danno sarà stabilito in separata sede) ai familiari che si erano costituiti parte civile con l’avvocato Biagio Palamà.

Nei riguardi di questi, inoltre, è stata disposta la restituzione dei resti, tanto auspicata dalla madre che, sfortunatamente, non potrà mai realizzare il desiderio di pregare sulla tomba del proprio figlio, essendo deceduta solo otto mesi fa.

La sentenza è stata emessa nella tarda mattinata di oggi, 23 maggio, dalla giudice del tribunale di Lecce Giulia Proto che, nel conteggio della pena, considerando l’atteggiamento collaborativo dell’imputato, ha riconosciuto le attenuanti generiche (che hanno così assorbito l’aggravante contestata) e lo sconto di un terzo, previsto dalla scelta del rito abbreviato.

Ritenuto braccio destro di Vito Carlo Troisi, all'epoca in cui era capo clan della Scu di Racale e Taviano, Vacca sta già scontando la pena dell'ergastolo per l’omicidio di Luciano Stefanelli, e durante la sua detenzione, davanti agli inquirenti confessò anche il delitto del giovane, indicando il luogo in cui fu nascosto il corpo senza vita.

La confessione risale al luglio del 2019. L’imputato scrisse anche una lettera ai parenti, spiegando di aver agito per legittima difesa, perché Giorgino, di cui era amico, credeva volesse ucciderlo, così reagì mettendogli le mani al collo, ma nella colluttazione, alla fine questi ebbe la peggio.

Tuttavia, per il procuratore Guglielmo Cataldi, che al termine della requisitoria aveva invocato 16 anni di reclusione, le cose andarono diversamente: Vacca premeditò l’omicidio per motivi futili e abietti legati allo spaccio di stupefacenti, e infierì contro il malcapitato prima colpendolo con un coltello e poi esplodendo al suo indirizzo colpi d’arma da fuoco. Due le pistole impiegate, secondo l’accusa: una calibro 6.5 e una calibro 9.

Dopo la confessione e il successivo ritrovamento dei resti, la Procura assegnò l’incarico al medico legale Alberto Tortorella e al professore Francesco Introna, direttore dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, di svolgere tutti gli accertamenti utili a risalire all’identità della vittima. Ma gli esami portarono a un nulla di fatto, essendo trascorso troppo tempo dal momento della scomparsa.

Non appena saranno depositate le motivazioni, entro novanta giorni, l’imputato valuterà il ricorso in appello attraverso l’avvocato Francesco Fasano.

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