Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Ingegnere morì cadendo dal capannone, rischia il processo anche Adelchi Sergio

Sarà discussa il prossimo 3 dicembre, in un'udienza camerale dinanzi al gip Casciaro, la posizione del patron dell'omonimo gruppo. La sua posizione al vaglio dopo la denuncia presentata dalla famiglia della milanese Lisa Picozzi

L'imprenditore Adelchi Segio.

LECCE – Sarà discussa il prossimo 3 dicembre, in un’udienza camerale dinanzi al gip Ines Casciaro, la posizione dell’imprenditore Adelchi Sergio, patron dell'omonimo gruppo, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla morte di Lisa Picozzi, l'ingegnere milanese di 31 anni deceduta il 29 settembre del 2010 dopo essere precipitata dal solaio di un capannone industriale di proprietà della ex Selcom, società del gruppo Adelchi, situato nella zona industriale di Tricase, sulla via provinciale per Montesano Salentino. L'avvocato Massimo Bellini, legale della famiglia della vittima che si è costituita parte civile, aveva presentato in Procura una denuncia nei confronti dell’imprenditore. Da lì si è sviluppato in nuovo troncone d’inchiesta.

Già rinviati a giudizio, dinanzi al giudice monocratico di Tricase, l'ingegnere Davide Scarantino, amministratore delegato della Sun System, l'azienda milanese specializzata nella realizzazione di impianti fotovoltaici per cui la Picozzi lavorava, e Luca Sergio, 42 anni (figlio di Adelchi Sergio), legale rappresentante della Selcom.

Lisa Picozzi, capitano del Cs Alba, formazione pallavolistica di Albese con Cassano che disputa il campionato di B2 femminile, era giunta nel Salento per svolgere dei sopralluoghi sui tetti di alcuni capannoni in rappresentanza di una ditta lombarda specializzata nella costruzione di impianti fotovoltaici, la Sun System. In quel tragico pomeriggio di settembre la 31enne, dopo essere salita sul solaio per mezzo di una scala, stava svolgendo alcuni rilievi quando improvvisamente, precipitò al suolo da un'altezza di sette metri.

Il rivestimento in eternit presente sul solaio, infatti, aveva coperto anche il lucernario in plexiglass (capace di reggere un peso di soli 20 chilogrammi per metro quadro) collocato in prossimità del solaio, trasformandolo di fatto, come ha scritto anche il gup, “in un'insidia e una trappola”. Circostanza questa evidenziata sia nell'informativa dei carabinieri di Tricase che nella relazione dei tecnici dello Spesal. Gli agenti del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro hanno rilevato le responsabilità della Sun System, che avrebbe dovuto fare, a loro dire, rilievi e accertamenti fotografici e stabilire in anticipo la pericolosità del solaio del capannone, di cui era comunque responsabile anche la proprietà.

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