Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Ingressi in Fiat durante lo stop. Protestano gli operai schierati all'ingresso

Circa 200 persone hanno monitorato la situazione dello stabilimento durante la prima giornata di fermo collettivo. Entrano 50 colleghi, fornitori e commesse. "Buon segno per la produzione, ma rimaniamo contrari alle discriminazioni"

LECCE – Fiat Cnh è un'azienda "sana". Lo ripetono, a scanso di equivoci, le quattro Rsa interne allo stabilimento specializzato nella produzione di macchine industriali.

Se l'ingresso della fabbrica, sin dalle prime luci dell'alba, è stato presidiato da più di 200 operai, il motivo non è da ricercare in una reale preoccupazione rispetto ad un crollo della produzione.

Il fermo collettivo dei macchinari, comunicato di punto in bianco dalla direzione, durerà ufficialmente tre giorni. Fino a venerdì quindi. E già l'inizio della prossima settimana dovrebbe coincidere con il ritorno, per tutti e 450 i lavoratori, alla normalità.

Giusto il tempo per godersi un  lungo week end di permessi retribuiti. E la controprova che tutto, all'interno dello stabilimento, procede senza intoppi sarebbe data dall'ingresso dei camion adetti alla fornitura di materie prime e delle commesse che lavorano nella complicata catena dell'indotto.

Secondo quanto riportato dai manifestanti, tre mezzi pesanti di"Alcar srl", ditta che fino a ieri avrebbe avuto degli intoppi nel rifornimento dei magazzini, avrebbero tranquillamente varcato la soglia dei cancelli. Identico discorso per gli impiegati delle ditte esterne.

Non c'è nessun segnale che faccia presagire il peggio nello stabilimento, affermano i sindacalisti di Fim Cisl, Uilm Uil e Fismic che evidentemente non hanno il fucile puntato contro i vertici aziendali. Con l'amministrazione Fiat, nel corso dei quattro stop della produzione che hanno segnato, ad intervalli regolari, quest'inizio di 2013, l'accordo si è sempre trovato. Così da sventare il ricorso alla cassa integrazione nei transitori momenti di crisi.

A monte dello stato d'agitazione indetto ieri con il primo sciopero, e proseguito con il sit-in odierno, vi sarebbe un "difetto di comunicazione". Preso a pretesto per operare presunte "discriminazioni" tra gli operai, denuncia William Maruccia Uilm Uil.

Le informazioni interne viaggerebbero, infatti, su un doppio livello: "Si è già verificato che mentre l'azienda annunciava il fermo collettivo, i capisquadra si sentivano liberi di comportarsi come gli pareva - aggiunge - . Queste discriminazioni vanno contro ogni principio di unità sindacale, ma soprattutto aumentano la forbice economica tra le due fazioni di operai". La differenza, tradotta in busta paga, equivarrebbe ad uno stipendio mensile di mille e 400 euro per chi è impiegato anche su turni straordinari, e 900 euro per tutti gli altri.

Il disagio si sarebbe registrato, quindi, anche nella giornata di oggi. L'ingresso, in due tornate, di una cinquantina di operai avrebbe confermato le aspettative dei colleghi schierati all'ingresso di Fiat Cnh.

Il loro presidio, del tutto pacifico, ha avuto le fattezze di uno scatto d'orgoglio personale più che di un'azione di lotta esasperata. "Non volevamo bloccare l'ingresso di nessuno, nè creare intoppi nella produzione – avvisa il referente Uilm -. Ma non possiamo accettare che si adottino metodi furbi".

Diversa la posizione di Fiom Cgil che, senza mezzi termini, parla di una “decisione arrogante" presa dai vertici aziendali, "a spese dei lavoratori e senza consultare i sindacati".

"Soltanto ieri, infatti, alle 12.30, si è data comunicazione della chiusura dello stabilimento per tre giorni “salvo complicazioni”- spiega il segretario provinciale, Salvatore Bergamo - : decisione che viene motivata imputando la responsabilità all’azienda Alcar che prontamente smentisce, precisando che la chiusura dello stabilimento Cnh era già preventivato dai vertici aziendali".

La segreteria Fiom ed il delegato sindacale Mauro Bonuso denunciano di essere stati tenuti fuori dalla negoziazione e dalla contrattazione, risalendo "a monte" delle responsabilità: "Tutto questo è frutto di un contratto aziendale che stravolge le corrette relazioni sindacali bypassando, sia le Rsa che le segreterie  dei metalmeccanici di Fim, Uilm, Fismic, anche se firmatari dell’accordo specifico aziendale".

Fiom Cgil lancia l'allarme anche sull'orario di lavoro che "per la maggior parte dei dipendenti è fatto con due ore di straordinario giornaliere e sabati lavorativi di 8 ore, con l’utilizzo di ditte esterne sulla produzione senza concordare nulla con le organizzazioni sindacali firmatarie, associazione quadri e Uglm, che invece di promuovere l’inserimento di manodopera interinale, espulsa dallo stabilimento, lascia carta bianca all’azienda".

A tutto questo si aggiungerebbe la comunicazione che, ad alcuni lavoratori, non verranno retribuiti i primi due giorni di malattia.

Un quadro "a dir poco esplosivo", secondo Fiom che si interroga sul futuro dello stabilimento: "Sarebbe ora che a Lecce, visto il silenzio tombale che regna intorno, si cominciasse a discuterne, prima che sia troppo tardi".

Il sindacato avvisa che, alla riapertura dello stabilmento, sarà presente davanti ai cancelli con un volantinaggio volto a denunciare "lo scorretto comportamento dell’azienda".

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