Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

L'innesto di Leccino sul "gigante di Alliste" alimenta le speranze contro il disseccamento

Segnali confortanti dall'albero millenario colpito dall'epidemia, ma anche da un centinaio di altre piante nelle zone più flagellate. Il comitato Voce dell'Ulivo insiste per l'abolizione del divieto di reimpianto e per condizionare i contributi alla creazione di nuovi uliveti

LECCE – Segnali incoraggianti dal “gigante di Alliste”. L’innesto della varietà Leccino effettuato il 22 giugno alla presenza di Josè Bovè, europarlamentare dei Verdi,  sull’ulivo millenario colpito dal complesso del disseccamento rapido ha prodotto un germoglio alto oramai circa 20 centimetri.

Per il comitato Voce dell’Ulivo, che raggruppa decine di aziende di produzione, un’altra conferma del fatto che è necessario finanziare una pratica ad hoc: “Sono stati molti gli innesti effettuati dagli agricoltori, su nostra iniziativa, nell'epicentro dell'aria infetta, in particolare nelle campagne di Alezio, Gallipoli, Felline.  Cento di questi hanno già germogliato e godono di ottima salute. Per noi, lo ribadiamo, è solo un tentativo che fino ad oggi ci fa ben sperare di salvare i nostri patriarchi, attraverso una semplice e millenaria pratica agronomica".

A sostegno di questo orientamento c’è anche la teoria della compartimentalizzazione vascolare degli alberi, cioè la capacità di confinare al proprio interno gli agenti patogeni limitandone la diffusione. La tolleranza (e forse la resistenza) della cultivar Leccino, ma non solo, è stata rilevata da un'osservazione empirica degli stessi agricoltori mentre il mondo politico e gli stessi organismi incaricati della ricerca parevano ingabbiati in uno stato di confusione perenne. E che la potenzialità del Leccino rispetto al disseccamento non sia una boutade lo ha confermato lo stesso ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, quando a luglio ha accompagnato per le campagne salentine il commissario europeo alla Salute.

Ma l’impegno del comitato è su più fronti: insiste infatti a spron battuto per abolire il divieto di reimpianto, che appare una misura vessatoria e controproducente, nonché un unicum rispetto ad altri contesti in cui si è dovuto far fronte ad un patogeno da quarantena, come lo è la Xyella fastidiosa.

IMG_2026-4Due gli esempi riferiti dal comitato. Il primo porta in Emilia Romagna (e in altre regioni) dove si è diffusa un’epidemia di Sharka (che in bulgaro significa vaiolo) soprattutto piante di albicocche, prugne, susine e pesche:  "Nei territori di insediamento del terribile patogeno non è stato impedito il reimpianto delle specie ospiti. Al contrario, è stato regolamentato l'utilizzo di piantine autoprodotte e di innesti, oltre che l'utilizzo di piante provenienti dai vivai ricadenti nella zona infetta (zona di insediamento), evitandone la loro distruzione e salvando centinaia di aziende".

Poi si viene ad un recente caso alle nostre latitudini:  "Desta ancora più stupore apprendere che il decreto di lotta obbligatoria, a firma dell'allora ministro per l'agricoltura Paolo De Casto, contro il punteruolo rosso, organismo da quarantena che ha sterminato milioni di palme, non preveda alcun divieto di impianto. Possiamo, dunque, continuare a piantare palme, anche nel Salento, ma non ulivi. Una vera assurdità".

Un altro punto sul quale il comitato batte molto è quello degli indennizzi per le piante distrutte: “Gli aiuti vengano elargiti a condizione che l'agricoltore si impegni formalmente a reimpiantare un uliveto almeno di pari superficie, entro e non oltre 12 mesi dall'abbattimento delle piante distrutte dai disseccamenti. La Regione Lombardia ha già applicato con successo questo criterio per gli indennizzi nel caso della Sharka e del Fuoco Batterico, patogeni da quarantena ormai insediatisi in questa regione".

Così come per la revoca del divieto di reimpianto, del resto, anche questa richiesta è finalizzata a garantire una continuità nella produzione olivicola: "Questo è per noi l'unico modo per scongiurare eventuali speculazioni messe in atto con l'alibi dell'espianto e per garantire la salvaguardia del paesaggio salentino e del suo futuro olivicolo".

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