Intascò i soldi dei ticket? Dipendente della Asl condannata a tre anni

La condanna per peculato e falso è stata inflitta al termine del giudizio abbreviato. Assolta, invece, l'altra imputata

LECCE – Si è concluso con una condanna e un’assoluzione, il giudizio con rito abbreviato nei confronti di due dipendenti dell’Asl, accusate di aver intascato i soldi dei ticket delle prestazioni sanitarie degli utenti, ai quali veniva rilasciata regolare fattura, e di aver modificato le operazioni nei registri affinché gli stessi risultassero esenti dal pagamento.

Il gup Alcide Maritati ha condannato a tre anni (il pubblico ministero Francesca Miglietta aveva chiesto tre anni e mezzo) Luana De Lorenzis, 49 anni, di Racale; e ha assolto Roberta Zompì (per cui l’accusa aveva chiesto sei mesi), 35ebbe di Maglie; entrambe addette allo sportello Cup (Centro unificato di prenotazione) dell’ospedale di Casarano.

Inizialmente alle due imputate erano stati contestati i reati di peculato e falso ideologico. Nel corso del giudizio, il legale della Zompì, l'avvocato Giuseppe Bonsegna, ha dimostrato che la sua assistita svolgeva solo operazioni di controllo, non di cassa. Sulla base della tesi difensiva il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione della 35enne per il peculato. Il penalista neretino ha poi evidenziato, attraverso riscontri, testimonianze e una precisa e dettagliata ricostruzione dei fatti, come la stessa fosse assolutamente estranea ai fatti contestati. Tesi accolta dal giudice, che ha assolto la Zompì per non aver commesso il fatto (in merito al peculato) e perchè il fatto non sussiste.

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Nel corso del giudizio il gup ha disposto alcuni approfondimenti con l'ascolto della responsabile amministrativa dell’Asl e di due sottufficiali della Guardia di finanza che hanno svolto le indagini. E proprio sul modo in cui furono svolti gli accertamenti che si è soffermato l'avvocato di De Lorenzis, Biagio Palamà. Secondo il legale, gli investigatori, nell'acquisire la documentazione che proverebbe gli illeciti commessi cinque anni fa, non si avvalsero di un consulente nominato dalla Procura, ma di un impiegato della stessa società che riscuoteva i ticket. Secondo l’ipotesi accusatoria la 49enne si sarebbe illecitamente appropriata di oltre 23mila e 500 euro. 

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