Intercettazioni su Marti, la Giunta della Camera dei deputati si tira fuori

La maggior parte dei componenti ha ritenuto che debba essere il Senato, dove siede attualmente il politico salentino, a decidere sulla richiesta di utilizzare le conversazioni relative al procedimento sulle case popolari

Marti in una foto del febbraio 2017.

ROMA - Fa un passo indietro la richiesta di utilizzare le intercettazioni che riguardano il senatore della Lega Roberto Marti, indagato nel procedimento della Procura di Lecce sulle case popolari per l’episodio relativo all’assegnazione di un alloggio al fratello del boss Maurizio Briganti.

La giunta della Camera dei deputati, ieri, nel corso della seduta (la sesta) per discutere la questione, ha dichiarato la propria incompetenza, sposando così l’indirizzo interpretativo della Legge (la numero 140 del 2003) che disciplina la materia, suggerito nella precedente riunione dal presidente Andrea Del Mastro Delle Vedove: la decisione spetta all’attuale Camera di appartenenza, e non a quella in cui il politico leccese sedeva all’epoca dei fatti, quindi gli atti dovrebbero tornare al mittente per spedirli, stavolta, a Palazzo Madama.

La scelta preannunciata da Carlo Sarro, Gianluca Vinci, Eugenio Saitta per conto dei rispettivi gruppi di appartenenza (FI, Lega e M5S), ha trovato conferma nel voto favorevole della maggioranza dei componenti.

Eppure, l’omologa giunta del Senato sulla richiesta che riguardava Luigi Cesaro si espresse in modo opposto: gli atti furono spediti al gip di Napoli, perché li trasmettesse eventualmente a Montecitorio, proprio perché all’epoca dei fatti il senatore era deputato. Ed è proprio, considerando questo precedente, che il giudice Giovanni Gallo aveva scelto a chi inoltrare l’istanza.

Ma c’è un altro precedente che evidentemente ha segnato la dichiarazione di incompetenza da parte della Giunta chiamata a decidere su Marti: quello del senatore Denis Verdini, deputato all'epoca dei fatti, rispetto al quale furono interpellate entrambe le Camere. In questo caso, dopo contatti informali tra le omologhe Giunte dei due rami del Parlamento, si arrivò alla scelta comune che la competenza fosse del Senato.

Ora il deliberato passerà al vaglio dell’Assemblea, con ulteriore dilatazione dei tempi.

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