Intercettazioni su Marti, la competenza al vaglio del presidente della Camera Fico

Il presidente della Giunta Delle Vedove attende indicazioni da Montecitorio su quale ramo del Parlamento debba pronunciarsi sulla richiesta ad utilizzare i dialoghi che coinvolgono il senatore salentino

LECCE - Il caso del senatore della Lega Roberto Marti è finito sulla scrivania del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico. Attende indicazioni da Montecitorio, Andrea Del Mastro Delle Vedove, a capo della giunta dell’omologo ramo del Parlamento, alla quale il giudice del tribunale di Lecce Giovanni Gallo aveva inoltrato la richiesta di utilizzazione delle intercettazioni nel procedimento sulle case popolari assegnate in cambio di voti in cui il politico è coinvolto, poiché  deputato all’epoca dei fatti. Il nodo da sciogliere è proprio sulla competenza, cioè a quale giunta delle Camere spetti la decisione.

Inoltre, durante la seduta di oggi, Delle Vedove ha aggiunto di aver lasciato al presidente Fico  la valutazione sull’opportunità di nuove interlocuzioni tra Camera e Senato sulla materia,  anche alla luce della recente deliberazione della giunta del Senato , riguardante un senatore, anche questo deputato all’epoca dei fatti.

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Le intercettazioni che riguardano Marti sono principalmente quelle relative all’assegnazione di una casa confiscata alla criminalità organizzata ad Antonio Briganti, fratello del boss della Sacra Corona Unita, Maurizio. Di questa vicenda rispondono (per tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato), l’ex assessore Attilio Monosi, l'ex consigliere comunale Damiano D'Autilia (ex consigliere comunale ed ex amministratore di Alba Service), Andrea Greco, Antonio Briganti e la moglie Luisa Martina. La richiesta di assegnare l’immobile al fratello del boss, che faceva parte del bacino elettorale dell’ex assessore Luca Pasqualini, secondo i pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci, sarebbe partita dallo stesso Marti e da D’Autilia.
 

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