Intercettazioni sul senatore Marti, il gip sollecita i presidenti delle Camere

Dopo otto mesi, ancora nessuna risposta sulla richiesta di poter utilizzare i colloqui che riguardano il politico leccese relativi all’assegnazione di un immobile al fratello di un boss

LECCE - Sono passati più di otto mesi e ancora non è arrivato alcun responso alla richiesta di autorizzare l’uso delle intercettazioni che riguardano il senatore salentino della Lega Roberto Marti nell’ambito delle indagini sulle case popolari assegnate in cambio di voti. Un ritardo che, oltre a lasciare gli inquirenti con le mani legate, inevitabilmente inciderà sui tempi di prescrizione in merito all’episodio relativo all’assegnazione di un immobile al fratello del boss Maurizio Briganti della Scu che vede coinvolto con altri il parlamentare. Giovanni Gallo-10

Lo ha fatto presente il giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo (nella foto a destra), in una lettera inviata nei giorni scorsi ai presidenti della Camera Roberto Fico e del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, per sollecitare una risposta. Ma è ancora un mistero sapere persino chi dovrà dare questa risposta.

Nell’ultima seduta la giunta della Camera dei deputati, alla quale era stata trasmessa la richiesta essendo Marti all’epoca dei fatti deputato, se ne era tirata fuori, interpellando l’altro ramo del Parlamento in cui siede attualmente. Solo per arrivare a questa conclusione che, oltretutto è in antitesi rispetto a quella fatta in un caso analogo (di Luigi Cesaro: gli atti dal Senato furono spediti al gip di Napoli, perché li trasmettesse eventualmente a Montecitorio, proprio perché all’epoca dei fatti il senatore era deputato), sono state necessarie cinque sedute. Ma non finisce qui. La questione del riparto delle competenze è stata affrontata in una sesta seduta, lo scorso 30 maggio: il presidente Andrea Del Mastro delle Vedove riferì della volontà del presidente Fico di promuovere con il presidente dell’omologa giunta del Senato, un incontro dei due uffici di presidenza per “pervenire tempestivamente ad un’auspicabile intesa sulla questione”.

Da allora, è calato il silenzio.

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Intanto, proprio oggi avrebbe dovuto tenersi il processo principale con il controesame di una delle teste chiave dell’inchiesta condotta dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci: il direttore generale di Arca Sud Salento (ex Iacp), Sandra Zappatore. Ma l’udienza è saltata a causa dello sciopero dell’avvocatura. In aula si ritornerà il 16 dicembre.

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